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Sport - As Roma, Eusebio Di Francesco : conta il risultato della squadra e non del singolo
Roma, 7 dic (Prima Pagina News) Il tecnico della Roma Eusebio Di Francesco ha parlato ai microfoni dell'emittente radiofonica giallorossa commentando la situazione della Roma, ecco le sue risposte. Secondo lei, a che punto è la Roma nel suo processo di crescita? "Non mi piace guardare indietro a quello che è stato. Guardo sempre avanti, abbiamo creato una bella atmosfera ed è la cosa più importante quando si lavora. Vengo con grande piacere la mattina presto a Trigoria. Parto dalla ristorazione e arrivo ai magazzinieri, salutando tutti, quando si lavora con piacere il resto vien da sé e viene meglio" Oltre i risultati, se la immaginava così la sua avventura alla Roma? "Cerco di rimanere sempre me stesso, portando il mio metodo e le mie idee senza però stravolgere le cose nel posto dove arrivo, cercando di far capire quello che voglio e che tipo di persona sono, una persona che vuole costruire e non distruggere. A volte ci si arriva prima, a volte serve più tempo. Questi concetti sono entrati presto nelle teste dei calciatori e dei tifosi, anche a Trigoria tutti mi guardano con il sorriso e spero che questo non cambi con qualche risultato negativo. Le vittorie e le sconfitte bisogna essere capaci di trattarle allo stesso modo, detto che ovviamente mi auguro di perdere il meno possibile. Ma a volte anche una sconfitta può essere salutare, in certi contesti può farti svoltare, come è successo a noi contro il Napoli, in quel secondo tempo. Dal punto di vista mentale ci ha dato tanto quella partita". Il Sassuolo è diverso dalla Roma: un'oasi felice, ma con calciatori di livello diverso rispetto alla Roma, piena di campioni. Con loro il dialogo è diverso? "Per me è importante come ci si pone, il calciatore vuole chiarezza e coerenza, ma allo stesso tempo sono importanti le competenze e la conoscenza. Oggi i calciatori vogliono sapere il perché di certe scelte, hanno internet, sono più informati. Credo però che sia sbagliato giudicare un allenatore valutando solo la partita della domenica: bisognerebbe guardare tutto il lavoro settimanale, di cui il match rappresenta solo la parte finale". Sul turnover: i calciatori si sentono tutti partecipi. Forse questa è la prima vittoria nella costruzione di un gruppo. "Senza ipocrisia, l'allenatore sa qual è la formazione tipo e quali sono i calciatori più avanti nelle gerarchie. Però in tutti c'è un percorso. Quello che hanno capito i ragazzi non è tanto il discorso del turnover, hanno capito soprattutto che conta di più il risultato di squadra di quello del singolo. Poi esce sempre fuori l'aspetto individuale, io li capisco. Per me già il solo ammorbidire questo aspetto è importante". Il turnover è possibile anche grazie alla qualità della rosa: parliamo di giocatori forti in ogni ruolo. Abbiamo fatto una scelta precisa, avere due titolari per ruolo, anche con caratteristiche diverse tra loro. Non metto troppi giocatori nuovi tutti insieme, devo valutare diversi aspetti, compreso il carattere dei calciatori e le loro capacità di leadership. La sconfitta di Vigo ne è un esempio: era troppo presto forse per mettere in campo tutti quei calciatori nuovi, sono stato massacrato ma era un momento particolare e sono stato giudicato forse troppo presto. Anche quello era un momento di crescita. La parola d'ordine è "non accontentarsi" "Oggi ancora di più, lo dirò ai miei ragazzi. Roma è questa, con i suoi pregi e i suoi difetti. Spesso si va oltre il singolo momento, ci si esalta troppo facilmente. Va bene esaltarsi, è un aspetto positivo, è importante, ma non dobbiamo esagerare. Pretendo il massimo dai miei, dobbiamo dimostrarlo tutti i giorni il nostro valore".

(PPN) 7 dic 2017  11:23