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Spet/cult - Mostre: a Roma arriva Pintoricchio, pittore dei Borgia
Roma, 19 mag (Prima Pagina News) Presentata a Roma la mostra Pintoricchio, pittore dei Borgia. Il mistero svelato di Giulia Farnese che dal 19 maggio al 10 settembre sarà esposta a Palazzo Caffarelli nei Musei Capitolini. 

Una mostra affascinante che introduce il visitatore in un viaggio nell’importante periodo artistico della cultura romana di fine Quattrocento, una straordinaria epoca in cui l’élite culturale e politica è attraversata da un grande fermento umanistico sapientemente controllato dalla Curia romana. 

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali con il patrocinio della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, l’esposizione è stata curata da eccellenti nomi della Storia dell’Arte come Cristina Acidini, Francesco Buranelli, Claudia La Malfa e Claudio Strinati con la collaborazione di Franco Ivan Nucciarelli e dell’Associazione culturale MetaMorfosi di Pietro Folena e con Zètema Progetto Cultura. 

 Come ricorda il titolo dell’esposizione ad essere svelato oggi è un antico mistero che per cinquecento anni ha affascinato gli storici dell’arte di tutto il mondo e che racchiude in sé una storia di intrighi e passioni, di gelosie e tradimenti. Una storia di cortigiane della Roma tardo quattrocentesca. 

I protagonisti sono Alessandro VI Borgia uno dei più controversi Papi della storia, una raffinata dama, Giulia Farnese “la bella”, ed uno dei più estrosi artisti del rinascimento italiano, Bernardino di Betto detto il Pintoricchio. E’ sotto il pontificato di Alessandro VI che Pintoricchio, chiamato a Roma dal Papa Borgia, crea uno dei cicli pittorici più celebri della storia dell’arte: quello del nuovo appartamento papale in Vaticano. Nelle sei sale dell’appartamento Borgia Bernardino di Betto interpreta, con un linguaggio unico e rivoluzionario, il programma politico ed ideologico del nuovo Papa. 

Un’opera ricca di contenuti teologici ed umanistici che, come ricorda il Professor Francesco Buranelli, all’epoca fa scalpore tra tutti coloro che la possono ammirare. Pintoricchio porta sulle pareti degli appartamenti di Rodrigo Borgia la domus area di Nerone, rievocando, integrando e rielaborando elementi del mondo classico nel suo inimitabile linguaggio.

 Un’opera acclamata ed ammirata che però viene quasi totalmente ignorata dal grande Giorgio Vasari che nella prima edizione de Le Vite del 1550 quasi sorvola sull’impegnativo progetto iconografico del Pintoricchio. Solo una scena colpisce Vasari: è quella che ritrae Papa Alessandro VI in ginocchio davanti alla Madonna col Bambino benedicente, ritenuta, secondo le voci di Corte, il ritratto dell’amante del Papa, la bella e conturbante Giulia Farnese (“Sopra la porta d’una camera la signora Giulia Farnese per il volto d’una Nostra Donna: et nel medesimo quadro la testa di esso Papa Alessandro”). 

Per il Prof. Buranelli, Versari all’epoca inciampa, probabilmente in buona fede, in quella che oggi definiamo una “fake news”: non è Giulia Farnese ad essere ritratta nel dipinto. La bella dama, spiegano i curatori dell’esposizione, aveva un volto arrotondato, un colorito bruno e dei grandi occhi neri. Tra i molteplici ritratti femminili “da cavalletto” affrescati nelle residenze dei Farnese l’unico ad essere preso in considerazione è quello attribuito a Luca Longhi a cui viene commissionato probabilmente dal fratello Alessandro. Una riabilitazione post mortem per la sorella che tanto si spese per la fortuna della famiglia.

 Le caratteristiche del volto della Vergine, concentrato, amorevole e assorto, sono vicinissime al più classico tipo dei volti di Madonna del Pinturicchio che, grande ritrattista, avrebbe dipinto Giulia Farnese con le qualità che possedeva. Giorgio Varsari inciampa nel pettegolezzo e alla morte di Paolo III mette nero su bianco ciò che a Corte si vocifera da anni. 

Le voci della relazione tra la giovanissima Giulia, spinta tra le braccia di Rodrigo Borgia dalla madre Giovannella Caetani e dai fratelli maggiori Angelo e Alessandro, erano impossibili da ignorare. Per la famiglia Farnese è grazie a Giulia che si aprono le vie del potere. Soprattutto per Alessandro che è nominato cardinale a soli 25 anni e che sarà incoronato Papa, con il nome di Paolo III, nel 1534. “Concubina papae” e “sponsa Christi” sono i pesanti appellativi utilizzati per la giovane che fu un abile amministratrice, una donna colta e raffinata. 

E per Rodrigo Borgia “Giulia la bella” fu una vera e propria ossessione, una passione che durò per tutta la vita. Lo scandaloso mito che vede il ritratto dell’amata Giulia nel volto della Madonna col bambino fu probabilmente insinuata da un cortigiano appartenente ad una fazione avversa ai Borgia e ai Farnese. Un pettegolezzo che ha alimentato una leggenda.

 “Un’opera che la malvagità umana ha prima censurato e poi distrutto” sottolinea Buranelli. Con la presunta presenza di “Giulia la bella” nel dipinto lo scandalo è annunciato. L’opera è inizialmente coperta da un taffetà rosso, ogni tanto sbirciata, poi strappata dalle pareti e infine dispersa in vari frammenti.

 A distaccare il dipinto e a spostarlo è Alessandro VII che insieme al nipote Flavio I Chigi porta i frammenti della Madonna e del Bambino, come due distinti quadri, nei salotti della residenza di Palazzo Chigi con il preciso scopo di non farli più riconoscere come parti di un’unica scena della chiacchierata opera. Del ritratto di Papa Alessandro VI, terzo protagonista della scena, non c’è nessuna traccia. Probabilmente Alessandro VII ha preferito una damnatio memoriae ad una riabilitazione per il suo omonimo predecessore.

 Per la prima volta accostati, il ritratto ritrovato della Madonna e quello del Bambino Gesù delle mani, permettono di ricomporre l’importante valenza teologica dell’opera, l’Investitura divina del neoeletto pontefice. Oggi è possibile avere un’idea di quella che fu la scena dipinta dal Pintoricchio grazie alla modesta copia che il pittore Pietro Fachetti fece nel 1612, su commissione di Aurelio Recordati, legato a Roma del duca di Mantova.

 La mostra vede anche l’esposizione di 33 importanti opere del Rinascimento: ritratti della famiglia Borgia e dipinti del Pintoricchio come la Crocifissione della Galleria Borghese e le Madonne della Pace di San Severino Marche e delle Febbri di Valencia. 

Sono presenti anche 7 antiche sculture di età romana provenienti dalle raccolte capitoline e volte a documentare quanto il Pintoricchio si sia ispirato all’antico per promuovere la sua leggendaria ed immortale arte. (G.S.)

(PPN) 19 mag 2017  08:48