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Rai - Rai Storia ricostruisce e racconta “La cattura di Totò Riina”, era il 15 gennaio 1993
Roma, 13 gen (Prima Pagina News) Venticinque anni fa, il 15 gennaio 1993 a Palermo, viene arrestato il boss dei boss Totò Riina dopo un quarto di secolo di latitanza. Un evento ricordato da “Il giorno e la Storia”, il programma di Rai Cultura in onda lunedì 15 gennaio a mezzanotte e in replica alle 5.30, 08.30, 11.30, 14.00 e alle 20.10 su Rai Storia. A dare il segnale agli uomini del comandante Ultimo è Balduccio Di Maggio, nascosto in un furgone fuori dalla casa di Riina. Il pentito infatti è tra i pochi in grado di riconoscere il boss, dopo anni di latitanza. Totò Riina – lo ricordiamo-è stato bloccato alle 8,30 di quel 15 gennaio 1993 a Palermo , in Via della Regione siciliana. Era a bordo di un' auto con un'altra persona che non e' stata ancora identificata. Lo ha comunicato ai giornalisti lo stesso Ministro dell'interno Nicola Mancino esprimendo all’Arma dei Cabainieri '' soddisfazione e commozione''. Sul posto c’èra quel giorno il comandante dei ROS dei Carabinieri , generale Subrani e il Procuratore Giancarlo Caselli. Al momento dell'arresto, Riina, secondo quanto informò il Comando Generale dei Carabinieri, aveva documenti falsi. Le indagini erano entrate in una fase cruciale circa due mesi prima e una serie di servizi ininterrotti da parte dei Carabinieri, con osservazioni, pedinamenti e intercettazioni, consentì poi di ricostruire i movimenti di Riina e confermare la sua presenza nell'area palermitana. L'operazione scattata all’alba di quel 15 gennaio 1993, sempre secondo il Comando Generale dell'Arma, era diventata indilazionabile. Una volta arrestato, Riina e' stato subito messo a disposizione della magistratura palermitana. Riina indicato da tutti i ''pentiti'' come il capo assoluto di Cosa Nostra in Sicilia era accusato di essere stato il mandante dei piu' orrendi crimini della mafia, ultimi dei quali le stragi di Capaci e di via D' Amelio. Nella prima, il 23 maggio scorso, furono uccisi il giudice Giovanni Falcone divenuto direttore generale degli Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia, la moglie Francesca Morvillo pure giudice, e tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo. Nella seconda strage, furono assassinati con il procuratore aggiunto della Repubblica Paolo Borsellino cinque dei sei agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. Gli investigatori del fronte antimafia non hanno mai avuto il minimo dubbio che l' ordine di eliminare i due magistrati piu' esperti sulle vicende della mafia sia partito proprio da Toto' Riina, ben deciso a riaffermare con una vera strage sangue il suo dominio sui clan dopo i ripetuti duri colpi assestati a Cosa Nostra con gli arresti di boss latitanti. Ora Rai Storia ricostruisce questa delicatissima pagina della cronaca italiana, e questo capitolo della lotta alla mafia che non ha mancato di riservare luci e ombre di ogni tipo. 

Beatrice Nano

(PPN) 13 gen 2018  20:06