Breaking news Infrastrutture Energetiche - Deandreis (Srm): "Circa il 21% delle importazioni italiane di oil and gas passa dallo stretto di Hormuz"

Il direttore generale di Srm, Massimo Deandreis, analizza l'impatto della crisi nel Golfo: "L'Italia ha capacità di diversificazione, ma la durata del conflitto sarà fondamentale per contenere i rischi".

(Prima Pagina News)
Martedì 03 Marzo 2026
Milano - 03 mar 2026 (Prima Pagina News)

Il direttore generale di Srm, Massimo Deandreis, analizza l'impatto della crisi nel Golfo: "L'Italia ha capacità di diversificazione, ma la durata del conflitto sarà fondamentale per contenere i rischi".

In occasione della decima edizione di “Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry” presso Assolombarda a Milano, Massimo Deandreis, direttore generale di Srm, ha analizzato l'esposizione energetica dell'Italia rispetto alle crescenti tensioni nello scacchiere mediorientale.

Secondo le stime fornite dal centro studi, circa il 21% delle importazioni nazionali di petrolio e gas transita obbligatoriamente attraverso lo stretto di Hormuz, una quota definita importante ma gestibile grazie alla capacità di diversificazione delle fonti di cui dispone il Paese.

Deandreis ha sottolineato che l'elemento discriminante per la tenuta del sistema sarà la durata del conflitto: se la crisi si risolverà in tempi rapidi, l'impatto economico potrà essere contenuto, mentre uno scenario di guerra prolungata esporrebbe a rischi concreti i Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni, come l'Italia e l'Europa in generale.

Tuttavia, il direttore ha precisato che la dipendenza italiana è parzialmente mitigata dal ruolo strategico dell'Algeria, fornitore che non richiede il passaggio da Hormuz, e dal fattore stagionale, poiché la diminuzione dei consumi per il riscaldamento e le scorte già ripristinate permettono di reggere l'urto meglio che in altri periodi dell'anno.

“Abbiamo stimato - ha detto Deandreis - che circa il 21 per cento delle importazioni di oil and gas arrivano da Paesi per il cui passaggio occorre transitare dallo stretto di Hormuz. È una percentuale abbastanza importante, anche se chiaramente l’Italia ha una capacità di diversificazione delle fonti. Il punto essenziale sarà comprendere la durata della guerra e se sarà rapida l’impatto può essere contenuto. 

Altrimenti è evidente che ci possono essere dei rischi sotto il profilo soprattutto dei Paesi come in generale l’Europa, in particolare l’Italia, che sono fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche. Ricordiamoci il grosso potenziale che c’è in Algeria, quindi di un Paese dove non dobbiamo passare da Hormuz. E ricordiamoci anche che comunque siamo in un periodo dell’anno in cui, per esempio, andiamo verso la stagione buona: i consumi di gas per l’uso civile e riscaldamento sono in diminuzione. Le scorte erano già state ripristinate.

È un periodo dell’anno in cui l’impatto può essere retto meglio che in altri periodi dell’anno. Quindi la durata è fondamentale".

Ad una domanda se ci sia una similitudine con il conflitto tra Mosca e Kiev, ha risposto: "Non vedrei una simmetria con l'impatto della guerra in Ucraina. All’epoca la Russia era il fornitore dominante di gas per l’Europa, in particolare per la Germania.

Ricordiamoci il Gasdotto Nord Stream tra l’altro a prezzi molto bassi, quindi c’è stata una difficoltà di riconvertire immediatamente. Poi un’invasione terrestre è comunque un elemento che subito è apparso come molto più duraturo rispetto a una crisi come quelle che in passato abbiamo avuto nel Golfo e che si sono chiuse relativamente in fretta, quindi diciamo non farei proprio una simmetria. Penso che questo sia un caso differente".


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