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L’ad di Invitalia Bernardo Mattarella definisce il decreto Pnrr un passaggio decisivo per la fase di chiusura del Piano, ma soprattutto un banco di prova per rendere strutturale il modello di governance sviluppato in questi anni. Focus sull’articolo 24: nuovo strumento finanziario per il settore idrico, Invitalia soggetto attuatore e leva per attrarre capitali privati e costruire infrastrutture più resilienti ai cambiamenti climatici.
L’ad di Invitalia Bernardo Mattarella definisce il decreto Pnrr un passaggio decisivo per la fase di chiusura del Piano, ma soprattutto un banco di prova per rendere strutturale il modello di governance sviluppato in questi anni. Focus sull’articolo 24: nuovo strumento finanziario per il settore idrico, Invitalia soggetto attuatore e leva per attrarre capitali privati e costruire infrastrutture più resilienti ai cambiamenti climatici.
Il decreto Pnrr non è solo un testo tecnico per arrivare al traguardo di Bruxelles, ma un atto politico-amministrativo che può segnare il modo in cui il Paese programmerà e gestirà gli investimenti pubblici nei prossimi anni.
Ne è convinto l’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, che in audizione alla Commissione Bilancio della Camera ha definito il provvedimento “un atto normativo di grande importanza per affrontare la complessa fase di chiusura del Pnrr, offrendo al contempo indicazioni per le prossime programmazioni”.
Il messaggio di fondo è chiaro: la vera eredità del Piano non sono solo le opere, ma il metodo.
Secondo Mattarella, l’esperienza Pnrr ha dimostrato che il “fattore abilitante” degli investimenti pubblici non è tanto la disponibilità di risorse finanziarie, quanto l’esistenza di strutture operative competenti, integrate e capaci di lavorare per obiettivi misurabili.
Per questo, la sfida ora è consolidare i risultati conseguiti e replicarli nei futuri cicli di programmazione, preservando l’approccio basato sulle performance ma affiancandolo a una forte capacità programmatoria e a strategie di gestione e manutenzione di lungo periodo.
Al centro della riflessione dell’ad c’è l’articolo 24 del decreto, dedicato al Fondo nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, che interviene su uno dei “nodi più critici” della dotazione infrastrutturale italiana: l’acqua.
Lo strumento, dotato di una prima dote finanziaria a valere sulla Missione 2 del Pnrr, ha l’obiettivo di promuovere in modo organico la realizzazione di investimenti idrici su tutto il territorio nazionale, introducendo un meccanismo di sovvenzioni destinato a colmare il divario di redditività dei progetti e a coprire i deficit di finanziamento delle opere.
L’intervento mira non solo ad accelerare la realizzazione dei cantieri, ma anche a favorire la razionalizzazione e l’aggregazione dei gestori, in un settore ancora frammentato, con evidenti ricadute sull’efficienza e sulla qualità del servizio idrico.
In un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici, il nuovo strumento finanziario punta a sostenere investimenti strategici per la resilienza delle reti, la riduzione delle perdite e la digitalizzazione dei sistemi di monitoraggio e gestione della risorsa.
Per l’attuazione operativa, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si avvarrà di Invitalia come soggetto attuatore (implementing partner), con la responsabilità di definire modalità di accesso ai finanziamenti, criteri di valutazione dei progetti, sistemi di monitoraggio, controllo ed eventuale riprogrammazione delle risorse, in coerenza con i meccanismi di sorveglianza del Pnrr. Un ruolo che consolida la trasformazione dell’Agenzia da gestore di incentivi a piattaforma operativa dello Stato per la realizzazione di investimenti complessi, pubblici e privati.
Elemento qualificante della norma è la flessibilità degli strumenti di intervento: contributi a fondo perduto, contributi in conto interessi, partecipazione a strumenti rotativi e schemi di cofinanziamento, anche in logica di partenariato pubblico-privato. L’obiettivo è attivare capitali aggiuntivi, coinvolgere operatori privati e fare leva sull’esperienza Pnrr per costruire un modello stabile di politica industriale e infrastrutturale.