Violenza di genere, il report Istat sul 2024: 36.400 donne salvate dai Centri, ma resta il nodo dei tempi di protezione

Abusi fisici e psicologici travolgono anche i minori, mentre esplodono le richieste d'aiuto tra le vittime con disabilità e cresce il peso della violenza economica.

(Prima Pagina News)
Martedì 10 Marzo 2026
Roma - 10 mar 2026 (Prima Pagina News)

Abusi fisici e psicologici travolgono anche i minori, mentre esplodono le richieste d'aiuto tra le vittime con disabilità e cresce il peso della violenza economica.

L'ultimo bilancio dell'Istat sul sistema di protezione nazionale rivela che nel 2024 sono state poco più di 36.400 le donne che hanno intrapreso un percorso di liberazione attraverso i Centri antiviolenza (Cav). Il fenomeno si manifesta con una ferocia trasversale, dove la violenza fisica riguarda quasi il 65% dei casi, ma è quella psicologica a risultare quasi onnipresente, colpendo nove donne su dieci in combinazione con minacce o stalking. Particolarmente allarmante è il dato sulla violenza economica, che impedisce a circa 14.450 vittime di gestire il proprio denaro, rendendole di fatto prigioniere finanziarie dei loro aguzzini. Le giovani sotto i 30 anni risultano le più esposte agli abusi sessuali, mentre la fascia tra i 30 e i 40 anni è quella che subisce le aggressioni fisiche più violente, spesso sotto gli occhi dei figli che, nell'80% delle situazioni, sono spettatori della violenza domestica e in un quarto dei casi ne diventano vittime dirette.

Il network dell'assistenza in Italia ha raggiunto quota 409 centri attivi, segnando una crescita costante che ha permesso di accogliere complessivamente oltre 61.000 richieste di contatto. Tuttavia, persistono forti discrepanze geografiche e burocratiche: se al Nord la pressione sulle strutture è massima, con oltre 240 donne assistite in media per ogni centro, su scala nazionale si scontra ancora con la lentezza dei provvedimenti cautelari. Solo il 18,7% dei divieti di avvicinamento o degli allontanamenti d'urgenza viene infatti emesso entro una settimana, mentre una vittima su dieci deve attendere oltre due mesi per ottenere protezione legale. Un dato emergente di estrema gravità riguarda le donne con disabilità, le cui richieste di aiuto sono aumentate del 145% in quattro anni, portando alla luce una fragilità specifica che spesso vede gli abusi consumarsi non solo tra le mura domestiche, ma anche ad opera di parenti e operatori esterni.

In questo scenario, il ruolo dei centri è diventato sempre più professionale, con il 95% delle strutture che utilizza protocolli avanzati per la valutazione del rischio di escalation criminale. Nonostante il calo del contributo puramente volontario, l'apporto delle quasi settemila lavoratrici del settore garantisce un supporto fondamentale anche per le circa 9.800 donne straniere che ogni anno si rivolgono ai Cav, spesso vittime di forme di maltrattamento fisico ancora più cruente rispetto alla media. Il rapporto conferma dunque l'efficacia della rete dei centri come presidio di civiltà, ma pone interrogativi urgenti sulla necessità di accelerare le risposte delle istituzioni e della magistratura per garantire che la richiesta di aiuto non rimanga sospesa in un vuoto temporale pericoloso per la vita stessa delle donne.


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