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"Faremo tornare le nostre grandissime compagnie petrolifere, le più grandi al mondo, per sistemare le infrastrutture danneggiate e iniziare a produrre ricchezza per il Paese".
"Faremo tornare le nostre grandissime compagnie petrolifere, le più grandi al mondo, per sistemare le infrastrutture danneggiate e iniziare a produrre ricchezza per il Paese".
Le principali compagnie petrolifere degli Stati Uniti faranno ritorno nel Venezuela con "miliardi di dollari" di investimenti, rilanciando l'industria energetica del Paese, al centro del piano di transizione dopo la cattura di Nicolàs Maduro.
"Faremo tornare le nostre grandissime compagnie petrolifere, le più grandi al mondo, per sistemare le infrastrutture danneggiate e iniziare a produrre ricchezza per il Paese".
Lo ha dichiarato il Presidente statunitense, Donald Trump, definendo l'obiettivo come l'estrazione di "una ricchezza enorme" dalle riserve venezuelane, la più grande a livello mondiale, che è stimata in oltre 300 miliardi di barili.
"Non lasceremo il Venezuela andare all'inferno come hanno fatto altri. Lo gestiremo come si deve", ha dichiarato, per poi promettere che l'industria petrolifera Usa sarà centrale per la ricostruzione del Paese.
L'intervento ha lasciato perplessi gli analisti e gli esperti: parlando al Financial Times, il direttore del Center on Global Energy Policy della Columbia University, Jason Bordoff, ha avvisato che un approccio che si basa su espropri e un accesso privilegiato per le compagnie statunitensi potrebbe generare un impatto sull'immagine degli Usa a livello mondiale. "Sarebbe una svolta epocale nel modo in cui il mondo vede gli Stati Uniti e il loro settore energetico", ha dichiarato.