Breaking news infrastrutture - RFI, l’ombra del capitolato su misura sulla maxi gara della cybersicurezza

Nel decreto di perquisizione della Procura di Roma prende corpo l’ipotesi di un intervento illecito sulla gara da 400 milioni bandita da Rete Ferroviaria Italiana: al centro dell’inchiesta, secondo gli inquirenti, ci sarebbero informazioni riservate circolate prima della pubblicazione del bando e modifiche suggerite per orientare la competizione.

(Prima Pagina News)
Venerdì 27 Marzo 2026
Roma - 27 mar 2026 (Prima Pagina News)

Nel decreto di perquisizione della Procura di Roma prende corpo l’ipotesi di un intervento illecito sulla gara da 400 milioni bandita da Rete Ferroviaria Italiana: al centro dell’inchiesta, secondo gli inquirenti, ci sarebbero informazioni riservate circolate prima della pubblicazione del bando e modifiche suggerite per orientare la competizione.

Una gara da 400 milioni di euro, un appalto considerato di rilievo strategico e il sospetto che la concorrenza sia stata alterata prima ancora dell’uscita ufficiale del bando. È questo il quadro che emerge dal decreto di perquisizione della Procura di Roma, nel quale la vicenda RFI si inserisce in un’inchiesta più ampia che coinvolge 26 indagati e che ruota attorno a presunti rapporti opachi tra imprese, mediatori e figure in grado di incidere sulle procedure pubbliche nel settore tecnologico e digitale.

Nella parte dedicata a Rete Ferroviaria Italiana, il provvedimento descrive una presunta turbativa relativa alla gara con CIG B15A63EBFD, pubblicata il 19 aprile 2024, con un valore a base d’asta di 400 milioni di euro. Secondo l’ipotesi accusatoria, il punto decisivo sarebbe stata la disponibilità anticipata della bozza del capitolato tecnico, trasmessa prima della pubblicazione ufficiale a soggetti esterni interessati a costruire un’offerta perfettamente allineata ai requisiti poi messi a gara.

Il decreto sostiene che quella bozza non sarebbe stata soltanto visionata in anticipo, ma anche usata per proporre modifiche e integrazioni utili a renderla più adatta alle esigenze tecniche e operative di un gruppo di imprese favorito. In questa ricostruzione, la gara avrebbe quindi rischiato di nascere già orientata, con margini di competizione compressi a monte e con la libera concorrenza alterata ancora prima dell’apertura formale del confronto tra operatori.

Gli inquirenti evidenziano inoltre un secondo elemento ritenuto particolarmente sensibile: la conoscenza preventiva della tipologia di prodotto che sarebbe stata richiesta nel bando. Proprio grazie a questa informazione riservata, secondo il decreto, chi puntava all’aggiudicazione avrebbe potuto assicurarsi in anticipo la disponibilità commerciale del prodotto da distribuire, muovendosi sul mercato prima che gli altri concorrenti fossero messi in condizione di capire con precisione l’oggetto della fornitura.

La ricostruzione contenuta negli atti si spinge oltre e descrive un livello di pianificazione tale da arrivare, prima ancora della pubblicazione della procedura, a immaginare la composizione di un raggruppamento temporaneo di imprese e a definire quote e margini di guadagno. Se questa impostazione fosse confermata nel corso del procedimento, significherebbe che la partita si sarebbe giocata in parte fuori dal mercato e fuori dalle regole, con una corsia preferenziale costruita attraverso informazioni privilegiate.

La vicenda RFI, peraltro, non compare nel decreto come episodio isolato. Nella parte motiva, infatti, l’indagine viene descritta come il tentativo di fare luce su un sistema più ampio, nel quale presunti fondi neri, relazioni riservate e canali informali sarebbero stati utilizzati per favorire affari, commesse e forniture nel settore informatico, coinvolgendo grandi stazioni appaltanti e contesti pubblici di particolare rilievo.

Per verificare questo quadro, il provvedimento dispone perquisizioni personali, locali e informatiche finalizzate ad acquisire documentazione cartacea, appunti, agende, rendicontazioni bancarie e commerciali, oltre a computer, telefoni, tablet, supporti digitali e spazi cloud nella disponibilità degli indagati. Il decreto prevede anche analisi forensi sui dispositivi, con ricerche estese al periodo compreso tra il 2022 e la data di esecuzione dell’atto e con parole chiave che comprendono, tra le altre, “Ferrovie”, “RFI”, “gara”, “bando”, “Bisi” e “Barrile”.

Resta fermo che il decreto fotografa una fase di indagini preliminari e quindi un’impostazione accusatoria ancora tutta da verificare nel contraddittorio processuale. Ma il peso della contestazione è già evidente: quando una procedura da centinaia di milioni destinata alla sicurezza di un’infrastruttura ferroviaria finisce sotto la lente per una presunta fuga anticipata del capitolato e per possibili ritocchi mirati, il problema non riguarda soltanto l’esito di un appalto, ma la credibilità stessa delle regole che presidiano trasparenza, parità di accesso e concorrenza nel mercato pubblico.


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