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Il preside del Liceo Amaldi scrive agli studenti: "L'amore tossico diventa piaga silenziosa. Genitori, guardate oltre la superficie".
Il preside del Liceo Amaldi scrive agli studenti: "L'amore tossico diventa piaga silenziosa. Genitori, guardate oltre la superficie".
La tragedia di Zoe, la diciassettenne uccisa a Nizza Monferrato, entra con forza nelle aule scolastiche dell'Alessandrino attraverso le parole di Michele Maranzana, dirigente del liceo Amaldi di Novi Ligure.
In una lettera aperta indirizzata agli studenti, il preside trasforma il fatto di cronaca in una durissima analisi sociologica, definendo l'omicidio come l'apice di un'"emergenza nel modo di abitare i sentimenti".
Secondo Maranzana, il fulcro del problema non risiede solo nel bullismo, ma in una deriva profonda dei rapporti affettivi tra i giovanissimi. Il preside punta il dito sull'incapacità di gestire il conflitto e la libertà dell'altro, una piaga che colpisce soprattutto i ragazzi.
Molti giovani, si legge nella nota, risultano "sprovvisti degli strumenti necessari per abitare il dolore". Senza una guida emotiva, il legame si trasforma in una proiezione feroce del proprio disagio sulla partner.
Un passaggio inedito e significativo della riflessione riguarda il ricorso tecnologico nei momenti di crisi. Il dirigente mette in guardia gli studenti: "Se vi sentite smarriti, non affidatevi a un algoritmo: cercate il supporto di genitori, educatori o psicologi".
L'appello si estende poi alle famiglie, chiamate a un compito di osservazione quasi "chirurgica": "La frattura può consumarsi nel silenzio di una camera ordinata. Ai genitori spetta il compito di osservare oltre la superficie di una quotidianità che sembra intatta, per evitare che la violenza diventi un rumore di fondo costante".
Per Maranzana, il ricordo di Zoe e il volto della violenza di Alex devono spingere la comunità verso un "impegno educativo radicale".
L'obiettivo è chiaro: evitare che l'allarmismo si esaurisca con il passare dei giorni, trasformandolo invece in una bussola per ricostruire il confine tra ciò che è lecito e ciò che è distruttivo.