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Spinta mensile di +80mila posti trainata da dipendenti e autonomi; il tasso di occupazione vola al 62,6% mentre crolla il numero di chi cerca impiego (-22,7% su base annua).
Spinta mensile di +80mila posti trainata da dipendenti e autonomi; il tasso di occupazione vola al 62,6% mentre crolla il numero di chi cerca impiego (-22,7% su base annua).
Il mercato del lavoro italiano apre il 2026 con un segnale di forte dinamismo. Secondo gli ultimi dati Istat relativi a gennaio, il numero degli occupati ha raggiunto quota 24 milioni 181mila unità, segnando un incremento di 80mila posti rispetto al mese precedente (+0,3%) e di 70mila unità su base annua.
Il tasso di occupazione sale così al 62,6%, con una crescita mensile di 0,2 punti percentuali che coinvolge trasversalmente dipendenti permanenti, a termine e lavoratori autonomi.
L'analisi della struttura occupazionale evidenzia una solida tenuta del lavoro stabile: su base annuale, l'aumento dei dipendenti permanenti (+71mila) e il deciso balzo degli autonomi (+195mila) hanno ampiamente compensato la contrazione dei contratti a termine, scesi di 196mila unità.
Sebbene la crescita mensile abbia favorito maggiormente la componente maschile e quasi tutte le classi d’età, l'Istat segnala una flessione tra i giovanissimi (15-24 anni), mentre l'occupazione femminile risulta sostanzialmente stabile.
Il dato più eclatante arriva però dal fronte della disoccupazione. Il tasso generale scende drasticamente al 5,1% (-0,4 punti), mentre quello giovanile cala al 18,9% (-1,9 punti). In termini assoluti, rispetto a gennaio 2025, il numero di persone in cerca di lavoro è letteralmente crollato del 22,7%, pari a una diminuzione di 384mila unità in dodici mesi.
A controbilanciare il calo dei disoccupati è però l'aumento degli inattivi, ovvero coloro che non lavorano e non cercano attivamente un impiego. Tra i 15 e i 64 anni si registra un incremento del 2,6% su base annua (+322mila unità), con il tasso di inattività che si attesta al 33,9%. Questo aumento è particolarmente visibile tra le donne e nella fascia d'età 15-24 anni, suggerendo una possibile polarizzazione del mercato tra una forza lavoro sempre più occupata e stabile e una quota di popolazione che sceglie o è costretta a rimanere ai margini della ricerca attiva.