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Al centro il controllo del Donbass e le garanzie di sicurezza. L'UE rivendica 200 miliardi di aiuti.
Al centro il controllo del Donbass e le garanzie di sicurezza. L'UE rivendica 200 miliardi di aiuti.
La diplomazia mondiale si sposta negli Emirati Arabi Uniti per quello che è, a tutti gli effetti, il primo vero tavolo negoziale trilaterale dall'inizio del conflitto. Sotto la mediazione della nuova amministrazione americana, gli inviati di Kyiv, Mosca e Washington si sono riuniti oggi per affrontare il nodo più critico della guerra: l'assetto territoriale dell'Est ucraino.
Donbass al centro: le delegazioni e il ruolo di Trump
Dopo un lungo faccia a faccia a Mosca tra Vladimir Putin e gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, la palla passa al summit di Abu Dhabi. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pur restando a Kyiv, ha definito il Donbass la "questione fondamentale" del confronto.
Le delegazioni pesano come macigni:
Zelensky, in costante contatto via vivavoce con il suo team, ha ammesso che il formato è "un territorio inesplorato", ma lo ha salutato come un passo necessario: "Non resteremo fermi, speriamo sia l'inizio della fine".
L'Europa tra orgoglio e timori
Mentre il trilaterale procede, Bruxelles rivendica il proprio ruolo di principale partner finanziario. La Commissione UE ha ricordato i 200 miliardi di euro già stanziati e l'integrazione di Kyiv nei programmi di difesa comuni. Tuttavia, le recenti frizioni non mancano: il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, da Roma, ha definito "non generose" le critiche di Zelensky verso l'Europa, sottolineando che l'UE ha garantito l'indipendenza ucraina con ogni mezzo.
Le richieste del Cremlino e il nodo degli asset
Dalla Russia, il portavoce Dmitry Peskov ha gelato gli entusiasmi ponendo una condizione ferma: "Le forze ucraine devono lasciare il Donbass". Sul tavolo resta anche il destino dei 5 miliardi di dollari di asset russi congelati negli USA. Putin ha proposto di utilizzarne una parte per finanziare un fondo di pace per Gaza, mentre Peskov ha ipotizzato l'uso del resto per la ricostruzione dei territori occupati.