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A poche settimane dall’assemblea, il board di Mps torna a riunirsi per definire la lista del consiglio in vista del nuovo piano industriale. Sul tavolo nomi e equilibri, mentre la banca – tornata solida per patrimonializzazione e qualità degli attivi – punta a dare continuità al percorso di risanamento e crescita.
A poche settimane dall’assemblea, il board di Mps torna a riunirsi per definire la lista del consiglio in vista del nuovo piano industriale. Sul tavolo nomi e equilibri, mentre la banca – tornata solida per patrimonializzazione e qualità degli attivi – punta a dare continuità al percorso di risanamento e crescita.
Monte dei Paschi di Siena entra nella fase più delicata della stagione assembleare: la composizione della lista del consiglio di amministrazione che dovrà guidare la banca nel prossimo triennio.
Il cda è stato convocato per esaminare le proposte del comitato nomine, ancora al lavoro su una rosa di candidati che tenga insieme competenze, rappresentanza dei soci di riferimento e continuità con il risanamento avviato negli ultimi anni.
L’obiettivo è arrivare all’appuntamento di metà aprile con una lista ampia, credibile e in grado di rassicurare il mercato sulla stabilità di governance di un istituto che oggi viene considerato strutturalmente più solido rispetto al passato. I tempi del percorso appaiono più lunghi delle attese, segno di un confronto serrato sui profili da inserire in lista e sul ruolo che il principale azionista pubblico sarà chiamato a giocare nella futura compagine.
Il comitato nomine sta affinando la short list partendo da una trentina di nomi, con l’esigenza di assicurare al nuovo consiglio un mix di esperienze bancarie, competenze industriali e sensibilità ai temi Esg, fondamentali per il posizionamento di Mps sul mercato. Il board dovrà poi assumere la decisione finale tenendo conto anche delle indicazioni che arriveranno dagli investitori istituzionali.
Sul fondo resta il dato che più volte abbiamo ricordato nei nostri articoli: oggi Mps è una banca patrimonialmente robusta, con coefficienti di capitale sopra i requisiti regolamentari, qualità del credito migliorata e un profilo di rischio molto più contenuto rispetto alla stagione delle crisi.
Gli ultimi bilanci hanno confermato la capacità dell’istituto di generare utile operativo in modo ricorrente, mentre la riduzione dei crediti deteriorati e il rafforzamento delle coperture hanno consolidato la percezione di una banca ormai stabilmente “investment grade” agli occhi del mercato. È su queste fondamenta che si innesta la partita della lista: non più la sopravvivenza, ma la capacità di valorizzare una piattaforma commerciale che ha ritrovato efficienza ed equilibrio.
Non manca, naturalmente, l’attenzione al contesto esterno. L’inchiesta della magistratura milanese su alcuni passaggi della stagione passata viene attentamente monitorata dagli investitori, anche se non mette in discussione la solidità attuale dell’istituto né l’impianto del risanamento.
Proprio per questo, nel lavoro sulle candidature, si punta a figure in grado di gestire con equilibrio eventuali ricadute reputazionali, mantenendo saldo il rapporto con le autorità di vigilanza e con la Borsa. In parallelo, prosegue il dialogo sul possibile futuro assetto azionario, con il Tesoro che resta azionista di riferimento ma con l’orizzonte, già più volte evocato, di una graduale riduzione della partecipazione nel medio termine.
La riunione del consiglio chiamata a chiudere il puzzle della lista assume dunque un valore che va oltre la semplice scelta dei nomi.
Si tratta, di fatto, di definire la squadra che dovrà accompagnare il nuovo piano industriale, in una fase in cui la banca – finalmente solida, liquida e con una base clienti fidelizzata – può giocare un ruolo da protagonista nel consolidamento del sistema del credito italiano.
Se l’accordo arriverà su un profilo di governance forte e coeso, Mps potrà presentarsi all’assemblea non come un ex malato cronico, ma come un player in salute, pronto a misurarsi alla pari con i grandi gruppi nazionali.