Breaking news Infrastrutture Energetiche - Eni: Piano 2026-2030, buyback da 1,5 miliardi e nuovo assetto per Plenitude

Il Cane a Sei Zampe punta su una generazione di cassa da 17 miliardi al 2030. Descalzi: "Portafoglio progetti più forte della nostra storia. Hormuz? Impatto non significativo per noi".

(Prima Pagina News)
Giovedì 19 Marzo 2026
Roma - 19 mar 2026 (Prima Pagina News)

Il Cane a Sei Zampe punta su una generazione di cassa da 17 miliardi al 2030. Descalzi: "Portafoglio progetti più forte della nostra storia. Hormuz? Impatto non significativo per noi".

Eni ha presentato oggi le linee guida del piano strategico 2026-2030, delineando un futuro caratterizzato da una crescita robusta, disciplina finanziaria e una remunerazione degli azionisti definita "altamente attrattiva". Tra i punti salienti figurano investimenti annui inferiori ai 6 miliardi di euro, un target di produzione reported in crescita del 3-4% annuo e il deconsolidamento di Plenitude, che vedrà un aumento di capitale da 1,5 miliardi con l'ingresso di Ares ed Energy Infrastructure Partners per una gestione a controllo congiunto.

L'Amministratore Delegato ha inoltre rassicurato i mercati circa le tensioni geopolitiche in corso: Eni non ha attualmente navi cargo bloccate nello stretto di Hormuz e l'impatto diretto sulla società è considerato limitato. Sul fronte industriale, il 2026 vedrà l'approvazione di progetti chiave nel North Kutei (Indonesia) con Petronas e nel GNL in Argentina con YPF.

“Il caposaldo strategico di Eni – ha dichiarato l’ad del Cane a Sei Zampe - rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile. La nostra attività esplorativa, eccellenza a livello mondiale, la nostra grande capacità di realizzazione dei progetti, le nostre tecnologie all’avanguardia e una strategia finanziaria chiara e definita sono i pilastri che in modo sinergico alimentano la nostra crescita, garantiscono resilienza e una politica di remunerazione altamente attrattiva per i nostri azionisti. L’esecuzione della strategia ci ha consentito di realizzare performance eccezionali nel 2025, che rappresentano una concreta e importante conferma per il futuro.

Abbiamo costruito il portafoglio più forte nella storia di Eni, in gran parte per via organica e grazie a una performance esplorativa e di esecuzione dei progetti da leader del settore. Garantiremo una crescita della produzione al top dell’industria grazie a una serie straordinaria di progetti in sviluppo. La combinazione dei volumi e del valore di questi progetti, insieme alla quota crescente di commercializzazione delle nostre produzioni equity, genereranno flussi di cassa progressivamente più elevati, una significativa flessibilità nell’esecuzione dei progetti e rendimenti più importanti nell’Upstream. Guardando al futuro, la nostra diversificazione geografica, di commodity e tecnologica riduce il rischio del nostro portafoglio e garantisce la sicurezza degli approvvigionamenti, così come la sostenibilità economica e la riduzione delle emissioni.

I nostri business relativi alla transizione svolgeranno un ruolo complementare, rispondendo alla crescente domanda di energia. Nell’ambito delle attività legate alla transizione, siamo gli unici nell’industria a creare business autonomi, autofinanziati e sostenibili. Il successo della nostra strategia è confermato dal valore finanziario riconosciuto a questi business da investitori finanziari leader a livello internazionale, con un ritorno importante per gli azionisti che rende possibile un’ulteriore crescita sostenibile e restituisce a Eni ancor più equilibrio e resilienza.

Al 2030 Eni avrà una generazione di cassa significativamente maggiore, trainata da un’ulteriore crescita nei nostri business principali, oltre che dalla continua riduzione dei costi e dai miglioramenti delle performance negli altri business. Prevediamo un livello di Cash Flow From Operation (Cffo) a circa 17 miliardi di euro nel 2030, che corrisponde a un tasso di crescita medio per azione del 14 per cento (Cagr). Grazie a una disciplinata allocazione del capitale, prevediamo di generare un free cash flow nell’arco del piano pari a circa il 70 per cento della nostra attuale capitalizzazione di mercato e un livello di indebitamento finanziario basso, con un gearing nell’intervallo tra il 10-15 per cento, sui minimi livelli storici. Questo ci permette di rafforzare la distribuzione agli azionisti con un payout complessivo tra il 35-45 per cento del Cffo, con l’impegno a condividere l’upside con i nostri azionisti.

Per il 2026 proporremo un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 5 per cento, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro, con possibilità di ulteriore incremento del buyback distribuendo il 60 per cento del cash flow incrementale in caso di risultati o di scenario migliori rispetto al Piano, come già avvenuto in passato. Per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile; oppure per incrementi del 50 per cento del prezzo del gas o del margine di raffinazione), prevediamo di distribuire il 100 per cento del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario. Dal nostro punto di vista, possiamo dire che l’impatto del blocco dello stretto di Hormuz non è così grande; Eni non ha navi cargo bloccate nello stretto.”


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