Generali, rumors su Intesa: Messina pronta a rilevare il 6,28% di Caltagirone? Ecco cosa può cambiare nel risiko

 Secondo Lo Spiffero, tra Milano e Roma rimbalza l’indiscrezione di un Cda “riservatissimo” di Intesa Sanpaolo per valutare l’acquisto della quota Generali riconducibile a Francesco Gaetano Caltagirone; sullo sfondo l’incastro Mps–Mediobanca, le smentite ufficiali e un dossier che torna a ridisegnare i pesi del capitalismo finanziario italiano.

(Prima Pagina News)
Sabato 24 Gennaio 2026
Roma - 24 gen 2026 (Prima Pagina News)

 Secondo Lo Spiffero, tra Milano e Roma rimbalza l’indiscrezione di un Cda “riservatissimo” di Intesa Sanpaolo per valutare l’acquisto della quota Generali riconducibile a Francesco Gaetano Caltagirone; sullo sfondo l’incastro Mps–Mediobanca, le smentite ufficiali e un dossier che torna a ridisegnare i pesi del capitalismo finanziario italiano.

Nel grande gioco del risiko bancario-assicurativo italiano, certe mosse non si annunciano: si lasciano filtrare, finché diventano argomento inevitabile.
È in questa chiave che Lo Spiffero racconta la voce che nelle ultime ore corre tra Milano e Roma: Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, potrebbe aver convocato un consiglio di amministrazione “riservatissimo” per mettere a fuoco un’operazione destinata a far rumore, cioè l’acquisto del pacchetto Generali in mano al gruppo Caltagirone, pari al 6,28% del capitale.

Il punto non è solo l’eventuale ingresso di Intesa nel “Leone di Trieste”, ma il momento in cui questa indiscrezione si colloca.
Lo scenario, infatti, resta quello di un equilibrio già sotto stress, con Siena di nuovo sotto i riflettori e con il dossier Mps–Mediobanca che, secondo la ricostruzione del giornale, continua a proiettare i suoi effetti su Trieste.
Nell’articolo si ricorda che entro marzo Mps deve consegnare alla BCE il piano industriale legato alla business combination con Mediobanca, passaggio che porta con sé una domanda cruciale: Piazzetta Cuccia resterà autonoma e quotata oppure no.
Se l’integrazione dovesse diventare piena, la quota di circa il 13% detenuta da Mediobanca in Generali finirebbe sotto controllo diretto di Siena, aprendo un ventaglio di scelte (tenere, usare come leva, cedere) che – sempre secondo Lo Spiffero – avrebbe alimentato tensioni e letture divergenti tra Luigi Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone.

Dentro questo quadro, la possibile cessione del 6,28% viene descritta come un passaggio che potrebbe segnare un cambio di passo strategico per Caltagirone, spostando l’asse dalla prospettiva di influenza su Trieste verso una monetizzazione dell’investimento.
Per Messina, la convenienza sarebbe duplice: da un lato sedersi con un peso non marginale nella “cassaforte” del risparmio italiano, dall’altro aprire un corridoio industriale sul fronte assicurativo estero e rafforzare la dimensione di bancassurance, con riflessi anche sugli equilibri competitivi del sistema.
Nella stessa ricostruzione entra anche il fattore politico, con l’ipotesi che a Palazzo Chigi l’operazione non verrebbe guardata con ostilità, nel perimetro di una stabilità che il governo considera sensibile.

Poi, come spesso accade quando un dossier è davvero delicato, arrivano le smentite.
Nel secondo articolo collegato, Lo Spiffero riferisce che dal gruppo Caltagirone Fabio Corsico ha negato contatti con Intesa per la cessione della quota, definendo la notizia “priva di fondamento”.
Dal lato Intesa, il pezzo riporta la posizione di fonti vicine all’istituto, che parlano di “pura invenzione” e ricordano anche un Cda già previsto da calendario per domenica 1° febbraio, dedicato all’approvazione dei risultati 2025 e del piano.
Ma la linea editoriale è chiara: le smentite – si sostiene – non chiudono il film, semmai cercano di congelare la fotografia, perché diverse fonti milanesi e romane continuerebbero a indicare l’esistenza di un dialogo sul dossier Generali dentro il più ampio “terremoto” Mps–Mediobanca.

Se l’indiscrezione avesse un fondamento, l’effetto immediato non sarebbe solo mediatico ma strutturale: la presenza di Intesa nel capitale di Generali cambierebbe il peso specifico delle opzioni in campo, obbligando tutti gli attori a ricalibrare strategie, alleanze e tempi.
Ed è proprio questa la sostanza della notizia, al netto dei condizionali: Generali tornerebbe al centro di un gioco di posizionamenti fatto meno di annunci e più di equilibri azionari, con Roma, Siena e Trieste nuovamente legate dallo stesso filo.


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