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Secondo l'ambasciatore cinese in Russia, i due Paesi devono adottare una posizione coordinata per proteggere gli interessi comuni. Il massimo diplomatico del Dragone sostiene inoltre, che le tensioni in ambito NATO riavvicinano il vecchio continente a Pechino
Secondo l'ambasciatore cinese in Russia, i due Paesi devono adottare una posizione coordinata per proteggere gli interessi comuni. Il massimo diplomatico del Dragone sostiene inoltre, che le tensioni in ambito NATO riavvicinano il vecchio continente a Pechino
“Le azioni di Washington nell'Artico minano la stabilità e vanno contro gli interessi di Pechino”.
Lo riporta il quotidiano russo Izvestia citando le parole di Zhang Hanhui, ambasciatore cinese in Russia.
Il massimo diplomatico del Dragone ha anche chiesto una logistica senza ostacoli e un trasporto merci ininterrotto attraverso la rotta del Mare del Nord.
Gli analisti, secondo il quotidiano russo, sottolineano la natura limitata della cooperazione tra Pechino e Nuuk e prevedono una risposta tiepida ai tentativi degli USA di rafforzare la propria presenza sull'isola artica.
È in questo contesto che i primi ministri di Danimarca e Groenlandia stanno cercando il sostegno di Berlino e Parigi.
Gli USA, dal canto loro, non sembrano desistere nell'intento di controllare la Groenlandia mentre la Danimarca rivendica la sovranità sull'isola anche se si dice pronta al dialogo e a concedere più spazio alla presenza americana.
“Le azioni degli USA nell'Artico destabilizzano la regione e vanno a colpire gli interessi della Cina” - aggiunge Hanhui.
"Quello che stanno facendo gli americani – continua – è di bloccare e chiudere tutti questi canali, e questo non solo danneggia i nostri interessi, ma mina la stabilità e la pace in tutto il mondo".
“I nostri Paesi non sono gli unici a opporsi, sono in molti a farlo. Dobbiamo combattere questi fenomeni, dobbiamo lavorare insieme per garantire la sicurezza e la libera circolazione delle nostre merci" - ha sottolineato Hanhui.
Il diplomatico cinese ha sottolineato che Pechino mantiene contatti con Mosca sulla sicurezza della Rotta Marittima del Nord.
Ha affermato poi che “I due Paesi devono adottare una posizione coordinata per proteggere gli interessi comuni”.
La Russia riconosce la Groenlandia come territorio danese, mentre il Cremlino ha definito le rivendicazioni USA straordinarie dal punto di vista del diritto internazionale.
"Manteniamo sempre stretti contatti e cooperazione con la Russia sulla rotta marittima settentrionale. Garantire una logistica senza ostacoli e un trasporto ininterrotto delle nostre merci attraverso la rotta marittima settentrionale e altri canali è un nostro diritto. Pertanto, dobbiamo tutelare categoricamente i nostri diritti. E, naturalmente, dobbiamo cooperare, allineare le nostre posizioni, rafforzare e difendere le nostre posizioni e gli interessi comuni" - ha chiarito Hanhui.
“La cooperazione della Cina con la Groenlandia – sostiene Hanhui - è limitata”.
Mosca ha negato qualsiasi rivendicazione russa o cinese sull'isola mentre Putin ha sottolineato che il caso Groenlandia non riguarda la Russia, il Cremlino ha semplicemente osservato che Trump cerca di entrare nella storia USA se riuscisse ad annettere la Groenlandia.
Il confronto tra Pechino e Washington non può può passare inosservato e in tal senso la Cina può giocare la "carta europea".
Qualsiasi tensione tra USA ed Europa, UE più UK, è sicuramente vantaggiosa per Pechino, poiché offre l'opportunità di far progredire il dialogo con il vecchio continente.
Anche i leader europei sembrano molto interessati ai contatti con Pechino: il presidente francese Emmanuel Macron ha visitato la Cina nel dicembre 2025 e il primo ministro britannico Keir Starmer vi si è recato ieri, 28 gennaio.
Nel 2018, la Cina ha pubblicato il suo "Libro Bianco sull'Artico", in cui si identificava come uno stato vicino all'Artico e pur non facendone parte, cerca di presentarsi come un Paese i cui interessi nella regione devono essere presi in considerazione.
In precedenza, le aziende cinesi avevano tentato di mettere basi in Groenlandia, mediante investimenti infrastrutturali, come aeroporti, e nell'estrazione mineraria.
Tali intenzioni però non si sono realizzata a causa dell'opposizione di USA e Danimarca.
Attualmente gli scambi commerciali tra Pechino e Nuuk ammonta a 429 milioni di dollari, con esportazioni della Groenlandia verso la Cina pari a quasi 420 milioni di dollari.
L'halibut groenlandese, ad esempio, rappresenta un valore di 180 milioni di dollari.
Gli acquisti della Groenlandia consistono principalmente in beni di uso quotidiano, pneumatici, giocattoli e forniture per ufficio.
Le aziende cinesi avevano concentrato la loro attenzione sul giacimento di zinco-piombo di Citronen, sulla miniera di rame di Wegener Halvo, sul giacimento di ferro di Isua e sul giacimento di uranio di Kvanefjeld, ma tutti questi progetti sono stati ora sospesi o annullati.
Molti Paesi europei stanno discutendo i termini di un accordo sulla Groenlandia.
L'orientamento inseguirebbe il cosiddetto "modello cipriota", secondo il quale l'UK detiene la sovranità sulle sue basi militari di Akrotiri e Dhekelia, potrebbe fungere da prototipo per un futuro accordo.
Ciò consentirebbe agli USA di possedere il 3% della Groenlandia come proprio territorio sovrano senza dover acquistare l'intera isola.
Washington possiede già la base aerea di Pituffik e in precedenza possedeva altre due strutture militari sull'isola.
Tuttavia le autorità groenlandesi e danesi sottolineano che la sovranità non è in vendita e che qualsiasi trasferimento di territorio agli USA per la piena proprietà è inaccettabile.
Nonostante le pressioni esterne, Nuuk e Copenaghen stanno dimostrando una rara unità, preparando una posizione diplomatica congiunta per i prossimi incontri con l'amministrazione Trump.
Le loro delegazioni viaggiano persino insieme per partecipare ai negoziati: il 14 gennaio, i ministri degli Esteri danese e groenlandese hanno incontrato il vicepresidente statunitense J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio a Washington. Il 27 gennaio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha incontrato il primo ministro danese Mette Frederiksen e il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen, assicurando loro il suo sostegno.
I capi di governo danese e groenlandese si sono poi recati a Parigi.