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Negli ultimi sei mesi le imprese controllate da Mosca nel nostro Paese sono passate da 2.564 a 4.497, segnando un incremento del 75%.
Negli ultimi sei mesi le imprese controllate da Mosca nel nostro Paese sono passate da 2.564 a 4.497, segnando un incremento del 75%.
È allarme per l’impennata di società a capitale russo in Italia. Secondo un report di Moody’s, negli ultimi sei mesi le imprese controllate da Mosca nel nostro Paese sono passate da 2.564 a 4.497, segnando un incremento del 75%. Si tratta di un dato unico nel panorama europeo, che porta il giro d’affari complessivo di queste entità a circa 2,5 miliardi di euro, una cifra dieci volte superiore a quella registrata in Francia e ai livelli della Germania.
L’anomalia italiana è emersa a seguito delle verifiche introdotte dal dodicesimo pacchetto di sanzioni UE (dicembre 2023), che impone la rendicontazione semestrale per le aziende con oltre il 40% di capitale riconducibile a soggetti russi. L’obiettivo della misura è monitorare il rischio che tali strutture diventino canali per il finanziamento dell’economia di guerra del Cremlino o per l’aggiramento delle restrizioni internazionali.
I dati posizionano l'Italia al terzo posto nell'Unione Europea per numero di imprese legate a Mosca, superata solo da Bulgaria e Repubblica Ceca. Mentre in altre grandi economie come Francia e Germania la presenza russa appare stabile o in calo, il "caso Italia" ha attirato l’attenzione dell’Ofac (l’ufficio del Tesoro USA che vigila sulle sanzioni), che ipotizza operazioni mirate a eludere i radar finanziari.
Sotto la lente d’ingrandimento finiscono soprattutto i settori del turismo, dell’immobiliare e dei servizi, ma l’espansione tocca anche comparti sensibili come il manifatturiero e le attività finanziarie. Nicola Passariello, esperto di Financial Crime Compliance per Moody’s, evidenzia una criticità normativa: sebbene la legge registri la nazionalità degli azionisti, risulta estremamente complesso tracciare la reale origine dei fondi, data la fitta rete della finanza internazionale.
Nonostante la rigidità del sistema antiriciclaggio italiano, Bruxelles e Washington osservano con estrema cautela l'evolversi della situazione. Non si escludono nuove strette normative qualora venisse confermato l'uso sistematico di queste società come "teste di ponte" per il trasferimento di risorse e tecnologie verso la Russia.