Mps e Banco Bpm, rinnovo dei cda a gennaio: Legge Capitali, Bce e grandi soci alzano la posta nel risiko bancario

Tra il 20 e il 22 gennaio Banco Bpm e Monte dei Paschi avviano la partita delle liste per i nuovi board con le regole della Legge Capitali, ma tra vigilanza, azionisti forti e possibili effetti sulle future aggregazioni il percorso si annuncia complesso.

(Prima Pagina News)
Domenica 04 Gennaio 2026
Roma - 04 gen 2026 (Prima Pagina News)

Tra il 20 e il 22 gennaio Banco Bpm e Monte dei Paschi avviano la partita delle liste per i nuovi board con le regole della Legge Capitali, ma tra vigilanza, azionisti forti e possibili effetti sulle future aggregazioni il percorso si annuncia complesso.

La terza settimana di gennaio segna un passaggio cruciale per Banco Bpm e Mps, due istituti ancora centrali nel risiko bancario italiano, perché in quei giorni dovrebbero aprirsi formalmente i lavori per il rinnovo dei consigli di amministrazione. Secondo la tabella di marcia indicata, il 20 gennaio il board di Banco Bpm (Piazza Meda) potrebbe avviare la stesura della lista del cda, mentre il 22 gennaio toccherebbe a Mps (Rocca Salimbeni), con processi paralleli mirati a depositare le liste tra fine febbraio e inizio marzo e arrivare al voto in assemblea ad aprile. Il nodo è che non si tratta di un semplice cambio di poltrone: il meccanismo delle liste si innesta su regole più articolate legate alla Legge Capitali e su un quadro di attenzione elevata da parte di grandi soci, regolatori e governo.

Sul fronte Banco Bpm, la continuità del ceo Giuseppe Castagna verso il quarto mandato è indicata come scenario altamente probabile, ma la composizione degli equilibri nel nuovo board resta incerta. A pesare è soprattutto la posizione di Crédit Agricole, partner industriale e primo azionista con il 19,8%, che ha incrementato la quota e punta a superare il 20% in attesa dell’autorizzazione della Bce, richiesta con una procedura (common procedure) che viene descritta come non ancora conclusa. Con le modifiche del Tuf, inoltre, la banca francese potrebbe salire fino al 29,9% e ottenere un controllo di fatto pur senza arrivare alla maggioranza assoluta, aprendo temi di governance, tutela delle minoranze e potenziale attivazione di profili Antitrust se si configurasse un potere di veto su decisioni strategiche.

In questo contesto, per Crédit Agricole le strade ipotizzate sono due: presentare una lista di minoranza autonoma oppure appoggiare la lista del cda uscente, con effetti diversi sulla distribuzione dei posti e sui ruoli chiave (come presidenze di organi e comitati). Il quadro potrebbe dipendere anche dal peso di Assogestioni, citata come possibile ago della bilancia se riuscisse a raccogliere consensi significativi tra i soci del Banco. Sullo sfondo resta l’attenzione dell’esecutivo: dopo la bocciatura europea sul golden power in un dossier recente, Palazzo Chigi viene descritto come attendista, pur senza escludere possibili condizionamenti nei prossimi mesi.

In parallelo, Mps ha convocato l’assemblea per adottare un nuovo statuto che recepisce le regole sulla lista del cda, con un testo corretto prima di Natale per eliminare il principio della residualità e con un via libera Bce atteso in tempi brevi (nell’ordine di circa dieci giorni, secondo quanto riportato). Il 22 gennaio gli amministratori potrebbero inoltre nominare un head hunter a supporto del comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi, mentre tra i passaggi indicati ci sono autovalutazione del cda, regolamento interno e confronto con i grandi soci, da Delfin a Caltagirone fino al Tesoro. Quanto agli scenari, viene riportato che, una volta completati i rinnovi, potrebbe riaprirsi il “cantiere” di un’ipotesi di fusione Banco Bpm–Mps per rafforzare un terzo polo, mentre il mercato continua a osservare anche possibili evoluzioni legate a Unicredit e al dossier Montepaschi, pur in assenza di conferme ufficiali.

(Nella Foto Nicola Maione MPS)


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