Papa Leone XIV all’Angelus: “Troppa importanza a consenso e visibilità”. L’invito a riscoprire le cose semplici e la preghiera per il Congo

Il Pontefice, da Piazza San Pietro, mette in guardia dai “surrogati di felicità” legati a approvazione e fama: la gioia, ricorda, nasce dal sentirsi amati da Dio. Nel saluto finale, un pensiero all’est della Repubblica Democratica del Congo: “Preghiamo per le vittime, prevalga il dialogo per la pace”.

di Maurizio Pizzuto
Domenica 18 Gennaio 2026
Roma - 18 gen 2026 (Prima Pagina News)

Il Pontefice, da Piazza San Pietro, mette in guardia dai “surrogati di felicità” legati a approvazione e fama: la gioia, ricorda, nasce dal sentirsi amati da Dio. Nel saluto finale, un pensiero all’est della Repubblica Democratica del Congo: “Preghiamo per le vittime, prevalga il dialogo per la pace”.

All’Angelus di domenica 18 gennaio 2026, Papa Leone XIV ha offerto una riflessione netta su una delle fragilità più diffuse del nostro tempo: l’ansia di piacere, di apparire, di essere riconosciuti. In un passaggio centrale della catechesi, il Pontefice ha osservato come ad approvazione, consenso e visibilità venga spesso attribuito un peso sproporzionato, capace di orientare scelte, umori e relazioni fino a generare sofferenze, tensioni e persino divisioni nelle comunità.

Il Papa ha descritto questa corsa al riconoscimento come un meccanismo che promette felicità ma produce, al contrario, stili di vita “effimeri” e deludenti, perché costruiti su criteri instabili e dipendenti dallo sguardo altrui. La vera gioia, ha insistito, non si fonda su successo o notorietà, ma su un’esperienza più profonda: sentirsi voluti e amati dal Padre. È qui che Leone XIV colloca la radice della dignità personale, non in un risultato da esibire ma in una relazione che sostiene.

Nel cuore del messaggio, il Pontefice ha richiamato il modo in cui Dio si avvicina all’uomo: non attraverso “effetti speciali”, ma condividendo la fatica quotidiana e caricandosi dei pesi che spesso schiacciano le persone. In questa prospettiva, la fede non diventa un rifugio astratto, bensì una presenza che accompagna la vita reale, con le sue domande, le sue ferite e le sue responsabilità. È anche un invito a rivedere ciò che consideriamo “grande”: non ciò che fa rumore, ma ciò che trasforma interiormente e rende liberi.

A fare da guida, nella meditazione proposta ai fedeli, è stata la figura di Giovanni il Battista. Papa Leone XIV ha sottolineato la forza della sua testimonianza: pur avendo consenso e attenzione attorno a sé, Giovanni non sfrutta la propria popolarità, non la converte in potere e non si mette al centro. Al contrario, riconosce la sua piccolezza e lascia spazio a Cristo, indicando una via di umiltà che oggi appare controcorrente, ma proprio per questo necessaria.

Da qui l’esortazione concreta: non farsi trovare distratti “al passaggio” del Signore e non sprecare energie inseguendo l’apparenza. Il Papa ha proposto uno stile quotidiano essenziale: amare le cose semplici, scegliere parole sincere, vivere con sobrietà e con profondità “di mente e di cuore”. In questa grammatica spirituale rientra anche un gesto piccolo ma decisivo, suggerito a tutti: ritagliarsi ogni giorno un momento di silenzio per pregare, riflettere, ascoltare, quasi a “fare deserto” per rimettere ordine dentro di sé e riconoscere ciò che conta davvero.

Nel saluto finale, Leone XIV ha poi rivolto l’attenzione alla crisi umanitaria nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Ha ricordato le sofferenze della popolazione, costretta a fuggire anche verso il Burundi a causa della violenza, e ha chiesto preghiera per le vittime. Il suo appello è stato chiaro: tra le parti in conflitto prevalga il dialogo, come strada obbligata verso riconciliazione e pace.


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