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Il cugino: "Quando ci ha comunicato la notizia del ritrovamento, ho visto che aveva le lacrime agli occhi".
Il cugino: "Quando ci ha comunicato la notizia del ritrovamento, ho visto che aveva le lacrime agli occhi".
Nuova udienza stamani per Chiara Petrolini, la ragazza accusata di aver partorito e seppellito i corpi dei suoi due figli neonati nella villetta di famiglia a Vignale di Traversetolo (Pr). Oggi sono stati sentiti consulenti e testimoni.
"C’è stata una conversazione in cui ci ha comunicato la notizia" del ritrovamento del neonato seppellito, "l’unico frangente in cui ci sono state fornite le prime informazioni. Ho notato, non appena ho visto Chiara, che c’era qualcosa che non andava. Però ho visto che aveva le lacrime agli occhi e ho cercato di confortarla in quel momento, non mi misi a fare domande, non era la condizione, lei aveva necessità di essere confortata e di parlare di cose più leggere", ha detto in aula il cugino di Chiara, rispondendo all'avvocato Nicola Tria.
"Più che un rapporto", quello che Chiara aveva con sua nonna Pia "era una sorta di legame inossidabile, proprio fortissimo, che è durato fino agli ultimi giorni della malattia. La nonna è stata una seconda mamma per Chiara, si è dedicata in tutti i frangenti della sua pensione non solo a lei ma anche a me e ad altri nipoti e costantemente, ogni giorno, era lì ad assisterla, sia negli spostamenti, sia per quanto riguarda la scuola.
Era un legame fortissimo, che sentivo anche io; ovviamente quando si è ammalata Chiara ha cercato di aiutare in ogni modo la persona che l’aveva aiutata nei precedenti 19 anni. Negli ultimi frangenti la nonna non voleva farsi vedere in uno stato che era il suo, ma fino all’ultimo c’è stato un legame d’amore esemplare", ha aggiunto.
"Ho visitato Chiara Petrolini quattro giorni dopo la dottoressa Stefania Fieni", la ginecologa responsabile del Percorso Centro Nascita dell’ospedale Maggiore di Parma, "a fine agosto" del 2024, "dovevo valutare se si potessero evidenziare segni di lacerazioni ed evidenze del parto e vedere come stava; si riconosceva uno stato di involuzione uterina, quindi il parto c’era stato, ma a livello dei genitali non c’era alcuna evidenza del parto. Non c’erano esiti di lacerazioni". Così la ginecologa Immacolata Blasi ha replicato alle domande dell'avvocato della Petrolini, Nicola Tria.
La dottoressa ha proseguito dicendo di aver avuto le stesse sensazioni della Freni, come se la ragazza non avesse mai partorito, e di aver chiesto alla ragazza se avesse mai assunto pillole contraccettive. La giovane gli aveva risposto di non aver mai assunto contraccettivi per via orale.
“Non possiamo escludere che il decesso del primo figlio sia stata una morte endouterina fetale, assolutamente non possiamo dire che questo bimbo ‘sicuramente non è nato morto’“, ha aggiunto la ginecologa, che ha visitato Chiara a fine agosto 2024, per verificare le sue condizioni di salute dopo la nascita del secondo bimbo.
Secondo la specialista, è probabile che il secondo feto sia stato sotto il decimo percentile. La ginecologa ha aggiunto che sarebbe stato “molto probabile che anche il primo feto sia stato un bimbo ‘piccolo’”, cosa che fa andare più facilmente incontro a sofferenze e a rischi di complicazioni.
Secondo gli inquirenti, il primo figlio, partorito nel 2023, sarebbe nato vivo e morto subito dopo il parto.
“Credo che Chiara abbia una personalità molto complessa, una fragilità emotiva, c’è un disturbo di personalità che, a mio avviso, ha caratteristiche miste, di tipo dipendente, evitante ossessivo, depressivo e dissociativo“, ha detto la psichiatra Francesca Stefani. La dottoressa ha detto di aver iniziato a incontrare Chiara il 2 settembre 2024, invitata da un suo collega, il dott. Cupello, che l'aveva visitata alla fine di agosto, e che in lei aveva visto subito “un quadro di flessione di tono dell’umore, enorme stanchezza e risvegli frequenti notturni”.
Nella ragazza, ha proseguito la specialista, “c’è una compromissione nell’area affettiva”: “Si tratta di una persona che non mi sapeva descrivere le sue emozioni e le sue localizzazioni”.
“Dal punto di vista del funzionamento interpersonale, Chiara ha una ipersensibilità alla critica e al giudizio di origine traumatica ed è il motore del senso di vergogna che va in profondità. Ci sono stati dissociativi: continua a fare la baby sitter e studia, ma un’altra parte emotiva contiene terrore e paura. Ha subito traumi relazionali precoci, altamente impattanti, all’età di 5 o 6 la nonna le diceva di fare o non fare determinate cose: ‘devi dire, non devi dire, devi piangere, non devi piangere’ , un contesto estremamente rigido“, ha proseguito la psichiatra.
“Chiara è molto partecipe, molto collaborante. Dal punto di vista psicoterapeutico l’ho vista affidarsi al progetto di cura”, ha continuato.
"Io non ho mai dubitato di questa cosa: personalmente non ho mai considerato Chiara come la mamma di questo bambino" trovato nell'agosto del 2024, "perché l’avevo vista poco tempo prima perciò era ovvio non potesse essere lei. Sapevo che aveva avuto un problema, un’emorragia prima di partire, questo me l’aveva detto la mamma.
Quindi, in quel momento, mi è venuto in mente un attimo e ho collegato questo problema che aveva avuto con il parto. Non c’era il collegamento, però io l’ho fatto: la prendevo come una coincidenza grossa e ho pensato, dopo un paio di giorni che ero là, mi sembrava sempre più una cosa collegata; alla fine ho anche pensato, un’ipotesi, che poteva essere che Chiara avesse aiutato un’amica”, ha detto un'amica della famiglia Petrolini, replicando alle domande dell'avvocato Tria.
“Ho visto l’ultima volta Chiara, prima dei fatti, il 7 giugno 2024, quando siamo andate a un concerto insieme a Milano. Abbiamo passato insieme la serata del concerto e siamo rientrate a Parma. Chiara, con me, è sempre stata la stessa persona, sia caratterialmente, sia fisicamente non ho mai notato nulla di diverso, il nostro rapporto è sempre stato lo stesso e anche a livello di quello che io ho notato nella sua persona è sempre stato lo stesso, non ho notato nulla”, sono state le parole di un'altra testimone, amica di Chiara Petrolini.
“Lei mi ha detto che non sapeva cosa le era successo nella testa e che avrebbe cercato con i medici di capire che cosa fosse successo. Mi ha raccontato come stesse vivendo la sua vita in casa, a Parma, che era sempre coi suoi familiari, che cercavano di tenerle compagnia il più possibile”, ha detto, invece, un'altra amica di Chiara.