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Sanremo 2026 si chiude con Sal Da Vinci sul podio, “neomelodico napoletano” che incanta con "Si per sempre". Ascolti Rai in rimonta giustificano 70 milioni di pubblicità, ma tra interpreti emergenti e ospiti top come Alicia Keys, il resto fu canzonetta prevedibile. Classifica? Conta poco, come insegnano Zucchero e Vasco.
Sanremo 2026 si chiude con Sal Da Vinci sul podio, “neomelodico napoletano” che incanta con "Si per sempre". Ascolti Rai in rimonta giustificano 70 milioni di pubblicità, ma tra interpreti emergenti e ospiti top come Alicia Keys, il resto fu canzonetta prevedibile. Classifica? Conta poco, come insegnano Zucchero e Vasco.
Sanremo 2026 si chiude con Sal Da Vinci sul podio, “neomelodico napoletano” che incanta con "Si per sempre". Ascolti Rai in rimonta giustificano 70 milioni di pubblicità, ma tra interpreti emergenti e ospiti top come Alicia Keys, il resto fu canzonetta prevedibile. Classifica? Conta poco, come insegnano Zucchero e Vasco.
Il sipario su Sanremo 2026 cala con un sospiro collettivo: per gli amanti delle "canzoni vere", quelle che segnano epoche, è stata un'edizione sottotono. Tolti ospiti internazionali come Alicia Keys – con il suo duetto memorabile con Eros Ramazzotti – e nomi global come Irina Shayk, il resto ha navigato tra canzonette orecchiabili e interpreti semi-sconosciuti. La Rai, pragmatica, sorride: share basso nelle prime serate, poi picchi finali per giustificare i 70 milioni di euro incassati in pubblicità. Ma la musica italiana merita di più?
Vincitore annunciato e arrivato: Sal Da Vinci, veterano della scena d napoletana, porta a casa il leone con "Si per sempre", un tormentone neomelodico dolce e mimico, perfetto per radio e matrimoni. Da anni "ultima spiaggia" della canzone italiana, il napoletano ha surfato l'onda del gusto popolare, superando concorrenti con pezzi più ambiziosi. Orecchiabile, sì, ma rivoluzionario? Niente di più. Un trionfo prevedibile, che conferma Sanremo come termometro del consenso immediato, non dell'innovazione.
Prime puntate da incubo – spettatori in fuga, share sotto il 20% –, poi il rimbalzo: finale oltre il 50%, con picchi da 10 milioni trainati da super ospiti come Alicia Keys ed Eros Ramazzotti. La Rai esulta per i 70 milioni di introiti pubblicitari, ma nasconde un malessere: festival sempre più talk-show, meno musica pura. Nomi italiani come Tiziano Ferro e Andrea Bocelli hanno aggiunto lustro, compensando un cast in gara anemico.
Storia nota: Zucchero e Vasco Rossi arrivarono ultimi negli anni '80 e '90, ma poi? Stadi pieni, dischi di platino, leggende eterne. Sanremo è un'istantanea, non un verdetto finale. Sal Da Vinci venderà? Probabile (sicuramente farà almeno 50 serate).
Ma il vero banco di prova è fuori dall'Ariston: radio, streaming, tour. Questa edizione, sottotono e prevedibile tolti i fuochi d'artificio internazionali, ci ricorda che le "canzoni vere" nascono altrove, non in classifiche TV.
Annuncio bomba nella finale: Carlo Conti passa il testimone a Stefano De Martino, conduttore e direttore artistico di Sanremo 2027. Il re di "Affari Tuoi" e dei suoi pacchi vincenti porta carisma napoletano e ascolti garantiti, ma basterà il successo scontato del suo game show a rivitalizzare il Festival della canzone italiana? O servirà sostanza musicale oltre al mattatore TV?
Sanremo 2026: un'edizione che chiude senza infiammare, ma con i conti in regola. Prossimo anno, più sostanza?