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A Bruxelles il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse chiede un salto di qualità nella difesa dell’agroalimentare europeo contro frodi, contraffazioni e prodotti non sicuri.
A Bruxelles il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse chiede un salto di qualità nella difesa dell’agroalimentare europeo contro frodi, contraffazioni e prodotti non sicuri.
La filiera agroalimentare dell’Unione europea vale circa 900 miliardi di euro l’anno e garantisce lavoro a 30 milioni di persone, confermandosi uno dei motori centrali dell’economia continentale. Proprio per questo, la tutela degli standard qualitativi e di sicurezza è diventata un terreno decisivo, soprattutto alle frontiere esterne, dove le dogane svolgono il ruolo di primo presidio contro merci irregolari.
A Bruxelles, durante il seminario “Protecting European Agri-Food Standards” al Parlamento europeo, il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), Roberto Alesse, ha richiamato l’urgenza di rafforzare strumenti e coordinamento tra gli Stati membri.
Secondo Alesse, le irregolarità nel comparto agroalimentare si manifestano attraverso una pluralità di condotte illecite, che vanno dalla frode commerciale alla compromissione della sicurezza per i consumatori.
Tra i fenomeni più diffusi spiccano contraffazione e adulterazione di alimenti e bevande, immissione in commercio di prodotti non conformi ai requisiti sanitari, violazioni sulle etichette, carenze nella tracciabilità e uso ingannevole di denominazioni geografiche protette.
In uno scenario così complesso, gli schemi del passato non bastano più e la difesa degli standard agroalimentari Ue richiede un salto di qualità fondato su tecnologie avanzate e su un coordinamento molto più stretto tra le amministrazioni doganali europee.
La riforma del Codice doganale dell’Unione indica la rotta verso un sistema più semplice, uniforme e incisivo nei controlli.
I due pilastri individuati sono l’Autorità doganale unica e il Data Hub europeo: la prima garantirà un coordinamento strategico basato su una governance condivisa e su un’unica centrale dei rischi; il secondo diventerà il cuore digitale del nuovo modello, mettendo a disposizione, in un unico ambiente, tutte le informazioni rilevanti per verifiche ex ante e analisi dei flussi di merci.
L’obiettivo è costruire un vero sistema di difesa comune capace di intercettare le frodi prima che raggiungano il mercato, rendendo più efficaci i controlli senza rallentare inutilmente gli scambi.
In questo quadro, l’Italia rivendica un ruolo da protagonista e candida il proprio territorio a ospitare la futura European Union Customs Authority (EUCA), prevista dalla riforma. Alesse sottolinea come il Paese operi quotidianamente in un ecosistema ad alta complessità, chiamato a tutelare la qualità di produzioni di eccellenza esposte a imitazioni e usi impropri.
L’esperienza maturata da ADM su digitalizzazione, integrazione dati e contrasto alle frodi viene proposta come base per una sede che possa guidare la transizione verso una dogana unica, forte e realmente europea, a beneficio di cittadini e imprese.
L’ambizioso percorso verso l’Autorità doganale unica e il Data Hub richiede ora visione politica, stabilità di governance e investimenti adeguati in competenze e infrastrutture digitali. Se la candidatura italiana andrà a buon fine, l’Europa potrebbe disporre di un centro decisionale collocato in un territorio che conosce bene sia il valore della qualità agroalimentare sia la pressione dei traffici globali.
La sfida è trasformare la riforma in una protezione uniforme ed efficace, capace di difendere standard, imprese oneste e consumatori lungo tutta la filiera agroalimentare europea.