Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Le tensioni sullo stretto di Hormuz e il timore di un conflitto prolungato innescano una nuova fiammata dell'inflazione. Milano e Francoforte cedono circa il 2%, mentre i rendimenti dei titoli di Stato schizzano ai livelli più alti degli ultimi anni.
Le tensioni sullo stretto di Hormuz e il timore di un conflitto prolungato innescano una nuova fiammata dell'inflazione. Milano e Francoforte cedono circa il 2%, mentre i rendimenti dei titoli di Stato schizzano ai livelli più alti degli ultimi anni.
L'aggravarsi della crisi geopolitica in Medio Oriente e le minacce alla stabilità delle rotte energetiche nello stretto di Hormuz continuano a scuotere i listini mondiali.
La seduta odierna ha confermato il trend negativo, con le piazze europee che hanno chiuso in deciso ribasso: Francoforte ha guidato le perdite con un -2,01%, seguita da Milano (-1,97%) e Parigi (-1,82%).
In sole tre settimane, lo Stoxx 600 ha bruciato oltre 1.700 miliardi di euro di capitalizzazione. A preoccupare gli investitori non è solo la crescita, ma la possibile risposta delle banche centrali a una nuova ondata inflattiva causata dal caro energia.
Il Bund tedesco ha toccato i massimi dal 2011, mentre il Treasury decennale USA è volato al 4,36%. In Italia, lo spread BTP-Bund si è attestato a 92 punti base, il valore più alto dal giugno 2025.
Finché la guerra sarà in “fase di escalation, il mercato sarà più preoccupato per l'inflazione che per la crescita”, ha evidenziato John Briggs, di Natixis Nord America, sottolineando come il focus degli operatori sia ormai spostato sulla tenuta dei prezzi.
Il comparto energetico rimane il principale motore della volatilità. Sebbene il gas abbia concesso una tregua scendendo a 59,26 euro al megawattora, il petrolio non accenna a fermarsi: il WTI è balzato a 98,01 dollari e il Brent ha toccato i 110 dollari al barile.
Secondo l'analista di Bloomberg Javier Blas, il mercato petrolifero “aggiungerà dai 3 ai 6 dollari al barile al prezzo di riferimento per ogni giorno in cui la guerra continuerà. In una settimana si tratta di 15-30 dollari”.
L'incertezza del fine settimana spinge molti operatori alla cautela, preferendo liquidare le posizioni piuttosto che esporsi a possibili colpi di scena durante la chiusura dei mercati. Alcuni investitori potrebbero “esitare a mantenere le proprie posizioni in vista del fine settimana, quando potrebbero emergere ulteriori notizie negative dal Medio Oriente”, ha spiegato a Bloomberg Davide Lut di Kerux Financial.