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All’evento-mostra del Mit al Maxxi, il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò rilancia la strategia della “legacy” e dei territori: con il 90% degli impianti già esistenti, l’obiettivo è adeguare le strutture agli standard del CIO e rispettare i tempi, lasciando opere e benefici duraturi alle comunità.
All’evento-mostra del Mit al Maxxi, il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò rilancia la strategia della “legacy” e dei territori: con il 90% degli impianti già esistenti, l’obiettivo è adeguare le strutture agli standard del CIO e rispettare i tempi, lasciando opere e benefici duraturi alle comunità.
Milano-Cortina 2026 si gioca sul concetto di eredità: non solo l’evento sportivo, ma ciò che resterà ai territori in termini di infrastrutture, impianti modernizzati e capacità organizzativa. È il messaggio affidato da Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, intervenuto nel corso dell’evento-mostra organizzato dal Mit al Maxxi.
Nel racconto di Malagò, la candidatura ha puntato sulla valorizzazione delle eccellenze locali e dei luoghi, trasformando una necessità in una scelta strategica: fare leva sui territori e sulle sedi più rappresentative per le diverse discipline. Un’impostazione che, secondo il presidente, incontra anche il favore degli atleti, “entusiasti” di tornare a disputare le Olimpiadi in Italia, proprio per la presenza di scenari considerati iconici per lo sport invernale.
Sul fronte operativo, Malagò ha ricordato che circa il 90% degli impianti è già esistente, ma che si è reso necessario un percorso di adeguamento alle disposizioni del CIO. Il punto, nella visione della Fondazione, è trasformare questi interventi in una legacy concreta e misurabile, con un impegno condiviso per completare le opere nei tempi stabiliti.