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"È giunto il momento di attuare quella ‘disobbedienza civile’ che il professor Gianfranco Miglio ci ha insegnato a considerare non come un atto eversivo, ma come lo strumento supremo e pacifico di difesa del cittadino di fronte a un potere inadempiente".
"È giunto il momento di attuare quella ‘disobbedienza civile’ che il professor Gianfranco Miglio ci ha insegnato a considerare non come un atto eversivo, ma come lo strumento supremo e pacifico di difesa del cittadino di fronte a un potere inadempiente".
"Il disastro del trasporto ferroviario non è più una questione locale, ma un’emergenza che paralizza l’intera Lombardia. Di fronte a un servizio indegno e a un’inefficienza sistemica, la risposta non può più essere la rassegnazione, ma l’azione.
È giunto il momento di attuare quella ‘disobbedienza civile’ che il professor Gianfranco Miglio ci ha insegnato a considerare non come un atto eversivo, ma come lo strumento supremo e pacifico di difesa del cittadino di fronte a un potere inadempiente".
Così il vicesegretario federale del Patto per il Nord, Jonny Crosio, lanciando un appello ai pendolari lombardi con uno slogan eloquente: "Sciopero del biglietto".
“Conosco bene le dinamiche del settore per i miei trascorsi istituzionali, ma la realtà odierna certifica un fallimento totale senza precedenti. I cittadini lombardi, motore economico del Paese, sono ormai ostaggi di un sistema che non garantisce nemmeno la certezza di arrivare al lavoro o all’università. Il concetto è semplice e risponde a una logica ferrea: visto che i treni sono in ritardo o vengono cancellati ogni giorno, lasciandoci a piedi o in ritardo cronico, ora facciano i cittadini lo sciopero", precisa.
“Questa è la diretta applicazione della dottrina di Miglio sul contratto sociale: il rapporto tra cittadino e Stato si basa su un patto: io pago, tu fornisci un servizio. Oggi Trenord ha stracciato unilateralmente questo contratto. Continuare a pagare per un servizio che non viene erogato significa legittimare questa inefficienza. Il Professore ci ricordava sempre che l’obbligo politico decade quando l’istituzione non garantisce più le condizioni minime di convivenza e servizio.
Per questo invito i pendolari lombardi a una protesta pacifica ma ferma, nel pieno spirito dei nostri valori: aderite allo sciopero del biglietto. Non pagate per subire continui ritardi e cancellazioni o per rimanere fermi in banchina. I rimborsi sono un’elemosina burocratica spesso inesigibile; lo sciopero del biglietto è invece un segnale politico che ristabilisce la dignità del viaggiatore”.
Tenendo anche in considerazione le prossime Olimpiadi Invernali, la preoccupazione si trasforma in allarme. “Mentre ci si riempie la bocca con i grandi eventi, la Lombardia rischia una figuraccia storica. Se non riusciamo a garantire la mobilità ordinaria ai nostri cittadini per una visita medica o un impegno di lavoro, con quale coraggio ci presentiamo al mondo? La ‘fiamma olimpica’ rischia di illuminare solo i nostri ritardi cronici. Chi ha responsabilità politiche ne prenda atto: il tempo delle scuse è finito, ora parla la protesta dei cittadini”.