Caso Albanese: la Francia rinuncia alla richiesta di dimissioni. La relatrice: "Mi aspettavo delle scuse"

"Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea, mi sarei aspettata una parola di chiarimento perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile".

(Prima Pagina News)
Giovedì 26 Febbraio 2026
Roma - 26 feb 2026 (Prima Pagina News)

"Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea, mi sarei aspettata una parola di chiarimento perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile".

Si è consumato un inaspettato quanto parziale dietrofront diplomatico nel corso dell'ultimo Consiglio per i diritti umani dell'Onu a Ginevra, dove la Francia ha deciso di non formalizzare la richiesta di dimissioni nei confronti della relatrice speciale per i Territori palestinesi, Francesca Albanese. Nonostante le pesanti dichiarazioni rese nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot davanti al Parlamento di Parigi, la rappresentante permanente Céline Jurgensen ha optato per un richiamo ufficiale più sfumato, evitando di esigere esplicitamente l'uscita di scena della giurista italiana. Jurgensen si è limitata a denunciare quelle che ha definito come "dichiarazioni ripetute e estremamente problematiche", invitando tutti i relatori speciali delle Nazioni Unite a dare prova di quella "sobrietà, moderazione e discrezione" che il loro delicato mandato richiederebbe.

La reazione di Francesca Albanese non si è fatta attendere e, interpellata da BFMTV, ha replicato con durezza alla strategia francese sottolineando come la retromarcia di Parigi non sia sufficiente a sanare lo strappo istituzionale. "Prendo atto che la diplomazia francese ha infine cambiato idea. Mi sarei aspettata una parola di chiarimento e di scuse perché mi hanno insultata in modo duro e inaccettabile", ha dichiarato la relatrice, ribadendo di non avere alcuna intenzione di abbandonare l'incarico che scadrà naturalmente nel 2028. Da parte sua, il Ministero degli Esteri francese ha cercato di mantenere alta la pressione politica attraverso le parole del portavoce Pascal Confavreux, il quale ha ribadito la linea del ministro Barrot sostenendo che Albanese "dovrebbe avere la dignità di dimettersi" a causa di una presunta "lunga lista di provocazioni" che includerebbe, secondo le accuse di Parigi, anche "la giustificazione del 7 ottobre".

Nonostante il clima di scontro aperto, Parigi deve fare i conti con limiti procedurali invalicabili, poiché gli Stati membri non dispongono di meccanismi diretti per rimuovere un relatore speciale prima della fine del mandato, salvo l'adozione di una rarissima e improbabile risoluzione specifica. La posizione francese resta dunque confinata a una forte denuncia politica, mentre Albanese continua a rivendicare l'autonomia del proprio ruolo e a pretendere scuse ufficiali per le accuse di antisemitismo e le smentite sulle affermazioni riguardanti il "nemico dell'umanità". La vicenda cristallizza una tensione profonda tra la Francia e gli uffici delle Nazioni Unite, in un momento in cui l'equilibrio diplomatico sulla questione mediorientale appare sempre più precario e polarizzato.


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