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Sentenza definitiva per l'omicidio di Terno d'Isola: riconosciute tutte le aggravanti per il killer della trentatreenne, mentre la famiglia e il fidanzato Sergio Ruocco trovano nel verdetto un amaro sollievo.
Sentenza definitiva per l'omicidio di Terno d'Isola: riconosciute tutte le aggravanti per il killer della trentatreenne, mentre la famiglia e il fidanzato Sergio Ruocco trovano nel verdetto un amaro sollievo.
La Corte d'Assise di Bergamo ha emesso il verdetto più severo per Moussa Sangare, condannandolo alla pena dell'ergastolo per l'omicidio di Sharon Verzeni.
La decisione dei giudici giunge a conclusione di un percorso processuale che ha ricostruito meticolosamente l'orrore di quella notte tra il 29 e il 30 luglio del 2024, quando la trentatreenne venne colpita a morte mentre passeggiava a Terno d'Isola.
La sentenza non si è limitata a confermare la responsabilità dell'imputato, ma ha convalidato integralmente l'impianto accusatorio, riconoscendo le pesanti aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.
A queste si è aggiunta la minorata difesa, una valutazione giuridica che sottolinea la particolare vulnerabilità della vittima, sorpresa in un orario notturno e in totale solitudine da un aggressore che aveva pianificato il delitto senza alcun movente personale o relazionale.
Il momento della lettura del dispositivo è stato accompagnato da una tensione emotiva palpabile, culminata in un lungo e silenzioso abbraccio tra i familiari di Sharon, presenti costantemente a ogni udienza.
Per il padre Bruno, la madre Maria Teresa e i fratelli Melody e Cristopher, il verdetto rappresenta la fine di un calvario mediatico e giudiziario che ha scandagliato ogni angolo della vita della giovane donna.
La compostezza della famiglia, che ha atteso per mesi tra le lacrime una risposta dello Stato, è stata specchio di un dolore che non cerca vendetta ma una forma di ordine nel caos generato da una violenza così gratuita. La Corte ha di fatto sancito che quella di Sangare non fu una tragica fatalità o l'esito di un impulso momentaneo, ma un atto deliberato contro una vittima scelta casualmente.
Accanto alla famiglia, visibilmente scosso dalla commozione, è rimasto Sergio Ruocco, il compagno di Sharon, la cui figura è stata per settimane al centro dell'attenzione pubblica prima che le indagini svoltassero definitivamente verso Sangare.
Le parole di Ruocco, rilasciate subito dopo la sentenza, restituiscono il senso di un vuoto che nessuna condanna potrà mai colmare, pur riconoscendo l'importanza del risultato processuale.
Sergio Ruocco ha dichiarato con voce rotta dall'emozione che il pensiero per Sharon è costante, definendo il verdetto una forma necessaria di soddisfazione poiché ottenere giustizia era l'unico modo per evitare che il peso della perdita diventasse ancora più insopportabile.
La sua testimonianza finale chiude simbolicamente una ferita collettiva, lasciando spazio al ricordo di una vita spezzata e alla certezza giuridica della pena massima per il suo assassino.