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Le prime pagelle della maestra Vallarolo evidenziano un divario netto: eccellenti in logica, ma incapaci di comunicare in italiano.
Le prime pagelle della maestra Vallarolo evidenziano un divario netto: eccellenti in logica, ma incapaci di comunicare in italiano.
La suggestiva utopia della "famiglia nel bosco" si scontra frontalmente con la rigidità dei parametri scolastici e le necessità evolutive dei minori.
Lidia Vallarolo, la docente in pensione incaricata di monitorare Nathan, Catherine e i loro tre figli, ha depositato le prime pagelle ufficiali all’interno del fascicolo giudiziario.
Il verdetto è netto e per certi versi paradossale: i bambini possiedono una mente logico-matematica brillante e rapida, ma sono quasi "muti" di fronte alla lingua italiana.
Questo deficit espressivo, aggravato dal predominio della madrelingua inglese tra le mura domestiche (o meglio, tra le fronde del bosco), ha creato una frattura profonda tra la loro età anagrafica e le loro competenze reali.
Per i due gemelli di sei anni, il futuro immediato potrebbe non essere tra i banchi della scuola primaria, come vorrebbe la legge, bensì in quelli della scuola dell'infanzia.
La relazione della maestra Vallarolo sottolinea come i piccoli abbiano bisogno di un accompagnamento graduale e individualizzato che solo l'asilo potrebbe offrire, preferibilmente in classi poco numerose e con un supporto costante. Inserirli in prima elementare ora significherebbe esporli a un isolamento linguistico insormontabile, privandoli degli strumenti basilari per interagire con i coetanei e comprendere le lezioni.
Ancora più complessa è la posizione della figlia maggiore, di otto anni. Pur avendo l'età per frequentare la terza elementare, la bambina possiede competenze equiparabili a quelle di una prima.
La proposta della docente è un compromesso psicologico: l'inserimento in seconda classe. Questa "via di mezzo" servirebbe a evitare due scenari opposti ma parimenti dannosi: da un lato la frustrazione e la demotivazione di trovarsi in terza senza basi adeguate, dall'altro l'imbarazzo e il senso di estraneità nel sentirsi "troppo grande" rispetto ai compagni di una prima elementare.
La tutrice dei minori, Maria Luisa Palladino, spinge con decisione verso l'ingresso in un contesto scolastico ordinario. Secondo la legale, il bosco è diventato un limite alla socializzazione. L'inclusione esterna e il confronto con il gruppo dei pari sono ora considerati opportunità fondamentali e urgenti per strappare i bambini a un isolamento che, seppur scelto dai genitori per amore di libertà, rischia di trasformarsi in una prigione cognitiva e relazionale.