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Mentre il Dipartimento di Stato lancia un'allerta globale per i cittadini americani all'estero, Teheran smentisce categoricamente l’esistenza di negoziati: “Nessun colloquio in corso con gli Stati Uniti”.
Mentre il Dipartimento di Stato lancia un'allerta globale per i cittadini americani all'estero, Teheran smentisce categoricamente l’esistenza di negoziati: “Nessun colloquio in corso con gli Stati Uniti”.
Svolta improvvisa quanto precaria nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il Presidente Donald Trump ha annunciato su Truth una sospensione temporanea delle operazioni belliche mirate: “Ho dato istruzioni all'esercito statunitense di rinviare tutti gli attacchi militari contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane”. Secondo il tycoon, la decisione scaturisce da due giorni di “conversazioni molto positive e produttive” mirate a “una completa e totale risoluzione delle nostre ostilità nel Medio Oriente”.
La pausa, della durata di cinque giorni, resta tuttavia condizionata al “successo degli incontri e delle discussioni in corso” che, secondo Trump, “proseguiranno per tutta la settimana” visto il “tenore e il tono di queste conversazioni approfondite, dettagliate e costruttive”.
Nonostante l'apertura della Casa Bianca, il muro di Teheran resta compatto. L'agenzia Fars ha categoricamente smentito l'esistenza di comunicazioni, dirette o indirette, sostenendo che Trump avrebbe fatto marcia indietro solo perché “l'Iran aveva minacciato di colpire a sua volta le centrali elettriche in tutto il Medio Oriente”.
Sul piano interno, il Ministero dell'Intelligence di Teheran ha annunciato il fermo di 25 “mercenari degli Stati Uniti e di Israele”, accusati di aver inviato coordinate di obiettivi militari alla rete dissidente Iran International. Secondo il comunicato ufficiale, gli arrestati avrebbero avuto contatti con “gruppi separatisti che pianificavano disordini di piazza in caso di appelli da parte del nemico statunitense-israeliano”.
Sul piano militare, il Consiglio di difesa iraniano ha lanciato un avvertimento estremo: in caso di attacchi alle coste o alle isole, l'intero Golfo Persico verrà minato. “Qualsiasi tentativo da parte del nemico di attaccare le coste o le isole iraniane comporterà naturalmente il minamento di tutte le vie di accesso e le linee di comunicazione nel Golfo Persico e lungo le coste con vari tipi di mine navali, comprese le mine galleggianti”, si legge nella nota ufficiale, in cui si aggiunge che “l'intero Golfo Persico si troverebbe per lungo tempo in una situazione praticamente simile a quella dello Stretto di Hormuz”.
Mentre la diplomazia vacilla, sul campo si continua a morire. Un raid aereo statunitense a Khorramabad ha centrato alcune abitazioni civili: il bilancio provvisorio parla di “sei morti e 43 feriti”, con l'agenzia Isna che avverte che il numero delle vittime è destinato a salire poiché “quattro case sono state completamente distrutte”.
In questo clima di incertezza, il Dipartimento di Stato Usa ha diramato un "avviso a livello mondiale" per i propri cittadini all'estero, avvertendo che “i gruppi che sostengono l'Iran potrebbero prendere di mira altri interessi statunitensi all'estero o luoghi associati agli Stati Uniti e/o a cittadini americani in tutto il mondo”. Nella nota si legge inoltre che “le chiusure periodiche dello spazio aereo potrebbero causare disagi ai viaggi”.
Resta infine il giallo sulla leadership iraniana. Fonti di sicurezza USA e israeliane riferiscono al Washington Post che il nuovo leader Mojtaba Khamenei sarebbe “ferito, isolato e non risponde ai messaggi che gli vengono trasmessi”. Sebbene Cia e Mossad ipotizzino che sia vivo, non esistono conferme visive o audio dalla sua proclamazione, e fonti israeliane sottolineano che “non abbiamo prove che sia davvero lui a impartire gli ordini”, mentre il controllo del Paese sembra essere scivolato nelle mani dei Pasdaran e dell'ala religiosa oltranzista.