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Lovaglio presenta la fusione con Piazzetta Cuccia per creare il "terzo player italiano" da 16 miliardi di dividendi.
Lovaglio presenta la fusione con Piazzetta Cuccia per creare il "terzo player italiano" da 16 miliardi di dividendi.
La stagione dell'intervento statale nel Monte dei Paschi di Siena volge definitivamente al termine, segnando un passaggio storico per il sistema creditizio italiano.
In un'intervista rilasciata a Bloomberg, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ufficializzato il disimpegno di Palazzo Chigi dalla banca senese, sottolineando come la partecipazione pubblica sia ormai ridotta a una quota marginale.
"Il ruolo del governo è terminato", ha dichiarato la premier, ricordando che la quota residua del 4,9% "chiaramente non ci dà la possibilità di esercitare un'influenza significativa sulla governance" e che l'esecutivo "non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza".
L'annuncio ha scosso immediatamente i mercati finanziari: a Piazza Affari il titolo Mps è sprofondato perdendo il 6,2% a 8,35 euro, trascinando nella caduta anche Mediobanca, che ha lasciato sul terreno il 5,4% a 18,66 euro.
Il terremoto in Borsa arriva in concomitanza con l'approvazione del nuovo piano industriale 2026-2030, denominato 'Da radici profonde a nuove frontiere, una forza competitiva di primo piano nel settore bancario'.
Il progetto strategico sancisce la nascita del "terzo player italiano" attraverso l'integrazione con Mediobanca, puntando a servire oltre 7 milioni di clienti.
Secondo quanto comunicato dal gruppo, gli obiettivi finanziari sono ambiziosi: si prevede di raggiungere un utile netto adjusted di 3,3 miliardi nel 2028 e 3,7 miliardi al 2030, con la distribuzione di circa 16 miliardi di euro agli azionisti nell'arco del piano. La politica dei dividendi prevede infatti un pay-out del 100% lungo tutto l'orizzonte temporale considerato.
L'ad di Mps, Luigi Lovaglio, presentando le linee guida agli analisti, ha descritto l'operazione con toni solenni: "Vi presentiamo un gruppo unico, fondato su radici profonde e ora proiettato verso nuove frontiere" e con "un orizzonte nuovo. Proprio come le grandi opere della nostra storia, ciò che abbiamo costruito dall'anno scorso resisterà alla prova del tempo. Perché è fondato su una solida logica industriale e sostenuto dalla convinzione che questo gruppo possa esprimere appieno il suo potenziale. Due marchi iconici, un futuro".
L'integrazione, che avverrà tramite la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, mira a "creare un unico gruppo bancario integrato, preservando al contempo le identità distintive, i brand e le aree di eccellenza delle due istituzioni e realizzando appieno il potenziale di sinergie pari a 700 milioni".
Lovaglio ha inoltre evidenziato la solidità del nuovo assetto, spiegando che i 3 miliardi di capitale in eccesso di cui dispone Mps "ci garantisce flessibilità strategica e una potenza di fuoco per gli azionisti che poche banche in Europa possono eguagliare".
Il piano, che prevede investimenti digitali per un miliardo di euro, punta a migliorare il cost/income ratio dal 46% al 38%, con ricavi in crescita fino a 9,5 miliardi nel 2030 e un target sui crediti deteriorati fissato all'1%.
"Il piano è stato concepito con un unico obiettivo: creare un valore sostenibile eccezionale e garantire una crescita redditizia per tutti gli stakeholder", ha concluso il CEO, confermando che il completamento dei principali passaggi di governance è atteso entro la fine del 2026.