Morte Domenico, legale: la Procura di Napoli esclude responsabilità per l'ospedale di Bolzano sul ghiaccio secco

“Questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai”: il drammatico racconto degli infermieri in sala operatoria al Monaldi.

(Prima Pagina News)
Giovedì 26 Febbraio 2026
Napoli - 26 feb 2026 (Prima Pagina News)

“Questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai”: il drammatico racconto degli infermieri in sala operatoria al Monaldi.

L’inchiesta sulla tragica morte del piccolo Domenico, il bambino di due anni e quattro mesi deceduto dopo un trapianto di cuore fallito, segna un punto fermo riguardo alle responsabilità territoriali. La Procura di Napoli ha deciso di non procedere contro il personale dell'ospedale di Bolzano per l'errore fatale del ghiaccio secco utilizzato durante le fasi di conservazione dell'organo. Secondo le indagini, l’errore sarebbe da attribuire esclusivamente alla gestione tecnica dell'equipe responsabile dell'espianto e non al supporto logistico fornito dalla struttura ospedaliera trentina.

La ricostruzione dei fatti, basata su accurate simulazioni e testimonianze incrociate fornite dai NAS di Napoli e Trento, ha chiarito la dinamica del versamento del materiale refrigerante nel box destinato al trasporto verso Napoli. Nonostante l'atto materiale sia stato compiuto da un'infermiera di Bolzano, la responsabilità decisionale è stata ricondotta alla dottoressa Gabriella Farina, responsabile dell'espianto.

L’avvocato Francesco Petruzzi ha spiegato nel dettaglio perché i fari degli inquirenti si sono spostati dal personale di Bolzano ai responsabili medici dell'equipe campana:

“La Procura della Repubblica di Napoli non indagherà nessuno dell’ospedale di Bolzano per la storia del ghiaccio secco.”

“C’è stata un’indagine molto ampia, condotta dal Nas di Napoli e dal Nas di Trento. È stata simulata anche la procedura di versamento del ghiaccio nel box. Sono stati ascoltati tutti gli operatori di Bolzano e l’equipe di Innsbruck. È emerso che un’operatrice socio sanitaria ha chiesto alla dottoressa Gabriella Farina, responsabile dell’espianto, se quel ghiaccio fosse idoneo. L’ha portato in una stanza a parte, le ha mostrato il materiale e insieme lo hanno versato nel box. Pare che la dottoressa le abbia anche indicato come sistemarlo all’interno.”

“È stato chiesto impropriamente supporto a una persona che non aveva qualifiche e competenze per valutare le differenze. L’errore è stato della dottoressa Farina, che non ha saputo coglierle, pur essendo lei la figura con le competenze necessarie.”

Mentre il coordinamento legale definisce le responsabilità, emergono i dettagli agghiaccianti di quanto accaduto il 23 dicembre scorso nella sala operatoria dell'ospedale Monaldi. Il cardiochirurgo Guido Oppido si è trovato davanti a una situazione disperata quando ha aperto il box. Le testimonianze raccolte dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante rivelano che al bambino era già stato asportato il cuore malato prima ancora di verificare le condizioni dell'organo donato.

Una volta scoperto che il cuore era inutilizzabile perché congelato, il chirurgo ha espresso tutta la sua impotenza con parole che oggi pesano come macigni: “Questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai.”

Non potendo tornare indietro, l'equipe ha tentato manovre disperate per salvare la vita di Domenico: “Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda. Ma non servì a nulla.”

Secondo i racconti dei presenti, l'unico risultato ottenuto fu quello di riuscire “solo parzialmente” ad “ammorbidirlo attraverso i risciacqui con acqua calda”. Il cuore, descritto come “una pietra durissima”, non ha mai ripreso la sua funzionalità, portando Domenico a due mesi di agonia prima della morte.


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