Ucraina: l'Ue si frantuma sulle nuove sanzioni contro la Russia, da Budapest no al 20esimo pacchetto

Kallas denuncia il passo indietro diplomatico, mentre Putin accelera sul nucleare.

(Prima Pagina News)
Lunedì 23 Febbraio 2026
Roma - 23 feb 2026 (Prima Pagina News)

Kallas denuncia il passo indietro diplomatico, mentre Putin accelera sul nucleare.

L'architettura diplomatica dell'Unione Europea vacilla paurosamente sotto i colpi dell'ostruzionismo magiaro, segnando un drammatico punto di stallo proprio alla soglia del quarto anniversario dell'invasione russa.

L'Alta Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Kaja Kallas, ha dovuto ufficializzare il fallimento del ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, un esito che proietta un'ombra di impotenza sulle istituzioni comunitarie.

La Kallas ha rilasciato dichiarazioni di estrema gravità che non lasciano spazio a interpretazioni: "Purtroppo non abbiamo raggiunto un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Questo è un passo indietro e un messaggio che non volevamo inviare oggi, ma il lavoro continua. Tutti comprendono che la diplomazia è preferibile alla guerra. Tuttavia, dopo un anno di negoziati, non abbiamo ancora raggiunto nemmeno un cessate il fuoco.

Non è l'Ucraina l'ostacolo alla pace, ma la Russia. Dobbiamo invertire la tendenza, passando dalla pressione sull'Ucraina affinché ceda il proprio territorio a ciò che la Russia deve fare per soddisfare le condizioni fondamentali per una pace giusta e duratura.

Prima di parlare con Mosca, dovremmo essere chiari su ciò di cui vogliamo discutere. Le richieste massimaliste della Russia non possono ricevere una risposta minima".

Il blocco non riguarda esclusivamente le misure restrittive, ma si estende al vitale finanziamento da 90 miliardi di euro destinato all'Ucraina, nonostante l'insistenza della Germania e il netto dissenso del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il quale ha ribadito con fermezza la volontà di spingere Mosca a più miti consigli.

La replica di Budapest, affidata al ministro Péter Szijjártó, è stata di una durezza senza precedenti: "Oggi ci sarà una grande battaglia, vorranno tutti il nostro sangue, ma è così, ci impegneremo in questa lotta, perché nessuno può scherzare con l'Ungheria, nessuno può mettere in pericolo la nostra sicurezza energetica. Il 24 febbraio si avvicina e, in occasione di questo triste anniversario, i fanatici della guerra di Bruxelles non hanno idea migliore che approvare un nuovo pacchetto di sanzioni. Non gli importa nemmeno se l'economia europea va in pezzi. È come quando un uomo magrolino cerca di mostrare i suoi bicipiti, è ridicolo e triste che siamo arrivati a questo punto".

Mentre l'Europa si lacera internamente, Vladimir Putin ha scelto la Giornata dei Difensori della Patria per ribadire la centralità della minaccia atomica, definendo lo sviluppo delle forze nucleari una "priorità assoluta" del Cremlino: "Lo sviluppo della triade nucleare, che garantisce la sicurezza della Russia e consente di assicurare efficacemente la deterrenza strategica e l'equilibrio delle forze nel mondo, rimane una priorità assoluta.

Rafforzeremo in modo qualitativo il potenziale di tutti i tipi e generi di forze armate, miglioreremo la loro preparazione al combattimento, la loro mobilità e la loro capacità di agire in tutte le condizioni, anche le più difficili. E, naturalmente, accelereremo lo sviluppo di sistemi all'avanguardia per le forze armate.

Continueremo i nostri sforzi su larga scala per rafforzare l'esercito e la marina, tenendo conto dell'evoluzione della situazione internazionale, sulla base dell'esperienza militare acquisita durante l'operazione militare speciale, e facendo leva sulla potenza della nostra industria, della nostra scienza e delle nostre imprese industriali e high-tech.

La Russia sta combattendo per il suo futuro, per l'indipendenza, per la verità e la giustizia. Siete saldi dietro alla Russia, per la Russia, agendo in modo coordinato ed efficiente". 

Questo clima di escalation bellica è stato ulteriormente alimentato dalle minacce di Dmitry Medvedev, che ha evocato per le autorità di Kiev il patibolo di Piazza Maidan, citando esplicitamente i destini di Mussolini e Hitler.

Sul piano della ricostruzione, la situazione è altrettanto drammatica, con la prima ministra ucraina Yulia Svyrydenko che ha presentato un conto da 588 miliardi di dollari per riparare i danni del conflitto: "A quattro anni dall'inizio dell'invasione russa su vasta scala, il costo totale della ricostruzione e della ripresa dell'Ucraina è ora stimato in quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio, quasi tre volte il Pil nominale del Paese atteso per il 2025.

Nel mezzo agli attacchi russi senza precedenti alle infrastrutture energetiche e alle abitazioni in tutta l'Ucraina quest'inverno, la nostra gente mostra resilienza, i nostri imprenditori continuano a lavorare. Riusciamo ancora a riprenderci rapidamente e a svilupparci.

Ringrazio i team della Banca mondiale, dell'Ue e delle Nazioni Unite per aver sostenuto i nostri sforzi per affrontare le sfide. L'assistenza ci aiuta a riparare urgentemente le nostre infrastrutture critiche per mantenere il Paese in funzione, oltre che a continuare le attività di ripresa sistematiche incentrate su progetti energetici e alloggi per la nostra popolazione".

La realtà brutale del campo di battaglia conferma l'urgenza di questi fondi: nelle ultime ore un nuovo bollettino di guerra segnala almeno tre vittime civili e numerosi feriti in seguito a massicci attacchi russi condotti con droni e missili. Due persone hanno perso la vita nella regione di Odessa a causa della caduta di detriti, mentre a Zaporizhzhia un uomo di 33 anni è rimasto ucciso durante un raid contro strutture industriali.

Nel quadrante occidentale, a Leopoli, la giustizia ha disposto 60 giorni di carcere per una trentatreenne sospettata del sanguinoso attentato dinamitardo in centro città che ha ucciso una poliziotta di 23 anni.

Sul piano balistico, Volodymyr Zelensky ha chiesto ufficialmente alla Nato di considerare i missili russi Oreshnik schierati in Bielorussia come obiettivi legittimi: "Dal mio punto di vista, la Nato dovrebbe considerare l'Oreshnik come un obiettivo legittimo. L'Ucraina valuterà questa minaccia. Lukashenko sta commettendo un grave errore".

Mentre oltre 10.000 volontari stranieri continuano ad affluire nelle file ucraine con una media di 600 nuovi contratti al mese, la diplomazia di Ginevra tenta di mediare sulla gestione della centrale di Zaporizhzhia e sulla creazione di una Zona Economica Libera di 40 km.

In questo scenario, l'ambasciatore Valeriy Zaluzhny da Londra ha spento ogni voce su sue possibili discese in campo politico, definendo il chiacchiericcio mediatico più instabile del clima britannico e ribadendo che la politica interna deve restare un tabù mentre il Paese lotta per la propria sopravvivenza.

Il conflitto in Ucraina potrebbe trovarsi davanti a un bivio storico. Entro la fine della settimana, le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti potrebbero tornare a sedersi attorno a un tavolo in formato trilaterale per tentare di disinnescare l'escalation bellica.

L'annuncio, carico di attesa e cautela, arriva da Kyrylo Budanov, capo dello staff presidenziale di Kiev, che ha indicato le giornate del 26 e 27 febbraio come date probabili per il nuovo ciclo di trattative.

Tra le sedi papabili svetta Ginevra, simbolo storico della diplomazia internazionale.

Secondo quanto riportato da Rbc Ucraina, Budanov ha confermato che la macchina organizzativa è già in moto, sebbene restino da limare complessi aspetti formali e procedurali.

Il funzionario ucraino non ha nascosto le asperità del percorso, ma ha lanciato un segnale forte: "Ci stiamo avvicinando a una fase decisiva. Le parti dovranno compiere una scelta netta: continuare la guerra o fare la pace". 

Parole che risuonano come un ultimatum alla diplomazia, mentre il campo di battaglia continua a dettare i ritmi della crisi. Sul fronte istituzionale, l'attenzione si sposta domani a Bruxelles.

In occasione dell'anniversario dell'inizio dell'invasione, il presidente Volodymyr Zelensky interverrà in videocollegamento durante una sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo. Ad annunciarlo è stata la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, ribadendo il sostegno incrollabile dell'Unione Europea a favore di una pace fondata sulla giustizia e su garanzie di sicurezza che non siano semplici tregue temporanee. "Continueremo a combattere per una sicurezza duratura per l’Ucraina", ha ribadito Metsola via social.

Lo stesso Zelensky, in un'intervista rilasciata alla Bbc, ha alzato drammaticamente i toni della sfida geopolitica. Il leader ucraino ha definito il proprio Paese come l'unica reale «linea di contenimento» in grado di impedire che il conflitto degeneri in un'apocalisse globale.

"Putin ha già iniziato la Terza Guerra Mondiale", ha dichiarato con fermezza il Presidente ucraino. "La questione non è se scoppierà, ma quanti territori Putin potrà ancora conquistare e come fermarlo. Oggi siamo un avamposto: impediamo che questa guerra diventi una deflagrazione su vasta scala". Un monito che precede i possibili colloqui di Ginevra, dove la sopravvivenza dell'Ucraina e l'ordine mondiale saranno l'unico punto all'ordine del giorno.


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