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Droni iraniani contro raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita. Il Pentagono chiede 200 miliardi per la guerra. Hegseth: "L’Europa ringrazi Trump".
Droni iraniani contro raffinerie in Kuwait e Arabia Saudita. Il Pentagono chiede 200 miliardi per la guerra. Hegseth: "L’Europa ringrazi Trump".
Il conflitto in Medio Oriente scivola verso una guerra energetica totale. Nelle ultime ore, la Repubblica Islamica ha sferrato un massiccio attacco missilistico contro l'impianto di Ras Laffan in Qatar, uno dei nodi cruciali per la produzione mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), provocando incendi e danni definiti "considerevoli" da QatarEnergy.
La risposta di Washington non si è fatta attendere: il presidente Donald Trump ha minacciato di radere al suolo l'immenso giacimento iraniano di South Pars qualora le infrastrutture qatariote venissero nuovamente bersagliate.
Mentre la tensione bellica sale, i mercati reagiscono con violenza: il greggio Brent è schizzato del 5,1% toccando i 112,84 dollari, mentre il WTI ha guadagnato il 2,5% portandosi a 98,69 dollari.
Non è solo il Qatar a bruciare: droni iraniani hanno colpito e incendiato due raffinerie in Kuwait, mentre un altro velivolo senza pilota si è schiantato contro il sito saudita di Samref a Yanbu, sul Mar Rosso, impianto di proprietà di Aramco ed ExxonMobil. Il ministro degli Esteri di Riad, Faisal bin Farhan, ha dichiarato che il Regno "si riserva il diritto di reagire militarmente" a queste continue provocazioni.
Sul fronte diplomatico e militare, il capo del Pentagono Pete Hegseth ha usato toni durissimi, rivendicando la distruzione di 120 navi iraniane e la neutralizzazione della loro flotta sottomarina: "I nostri ingrati alleati in Europa e parte della stampa dovrebbero dire solo una cosa al presidente Trump: grazie", ha dichiarato, sottolineando che la capacità missilistica di Teheran è ormai compromessa.
Intanto, il Pentagono starebbe valutando l'invio di migliaia di soldati nell'area (con opzioni che includono lo sbarco sull'isola di Kharg) e avrebbe richiesto alla Casa Bianca 200 miliardi di dollari per finanziare le operazioni belliche contro l'Iran.
All'interno dell'Iran, il regime risponde con il pugno di ferro: il ministero dell'Intelligence ha annunciato l'arresto di 97 "traditori sionisti" e lo smantellamento di cellule terroristiche nel Khuzestan e nel Sistan-Baluchistan. Teheran ha inoltre rinnovato il suo avvertimento finale: "Se attaccati ancora, distruggeremo ogni infrastruttura energetica della regione".
La Cina, per voce del portavoce Lin Jian, ha definito "inaccettabili" i raid israeliani che hanno portato all'uccisione di leader iraniani come Ali Larijani, chiedendo un cessate il fuoco immediato e invitando gli USA a smettere di alimentare la "teoria della minaccia cinese".
A Bruxelles, nel frattempo, la crisi domina l'agenda politica. A margine del summit UE, si è tenuto un faccia a faccia di mezz'ora tra la premier Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. L'incontro, avvenuto in un clima disteso nonostante la gravità dei dossier, ha toccato i temi della difesa comune e della sicurezza energetica, in un momento in cui l'Europa si trova nuovamente stretta nella morsa dei prezzi del greggio e dell'instabilità dei rifornimenti dal Golfo.