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L’Italia accelera sulla cooperazione infrastrutturale con l’Africa, puntando su corridoi energetici, logistica e formazione per consolidare il Piano Mattei e il suo ruolo di ponte tra i continenti. Mentre a Addis Abeba si fa il punto su progetti e investimenti, Roma guarda anche al dossier Gaza, con la partecipazione al Board internazionale voluto dagli Stati Uniti e incentrato sulla ricostruzione e sulla stabilità regionale.
L’Italia accelera sulla cooperazione infrastrutturale con l’Africa, puntando su corridoi energetici, logistica e formazione per consolidare il Piano Mattei e il suo ruolo di ponte tra i continenti. Mentre a Addis Abeba si fa il punto su progetti e investimenti, Roma guarda anche al dossier Gaza, con la partecipazione al Board internazionale voluto dagli Stati Uniti e incentrato sulla ricostruzione e sulla stabilità regionale.
L’Italia sta progressivamente collocando le infrastrutture al centro della propria azione internazionale, trasformando il Piano Mattei in uno strumento di proiezione strategica verso l’Africa e, al tempo stesso, in un tassello della relazione con Europa e Stati Uniti. Il secondo vertice Italia-Africa ad Addis Abeba segna l’ingresso in una fase di maturità dei progetti già avviati, con un bilancio che comprende acqua, agricoltura, energia, trasporti e innovazione, e una nuova attenzione al tema delle infrastrutture regionali e transnazionali.
Tra gli interventi più rilevanti spicca il Corridoio di Lobito, asse ferroviario e logistico che collega Angola, Zambia e Repubblica Democratica del Congo, pensato per facilitare l’export di materie prime e integrare aree finora poco connesse alle grandi rotte commerciali. Questo corridoio, sostenuto anche tramite fondi dedicati a infrastrutture resilienti, si inserisce in una più ampia rete di iniziative che puntano a rendere il continente africano un nodo essenziale nei flussi energetici e nelle catene del valore globali, con l’Italia in posizione di partner di riferimento.
Accanto alle grandi opere, la strategia italiana insiste sulla necessità di affiancare agli investimenti materiali un robusto capitolo di formazione, trasferimento di competenze e rafforzamento del capitale umano. L’idea è che ogni infrastruttura – che si tratti di una linea ferroviaria, di un porto o di un impianto per le rinnovabili – debba generare occupazione stabile, know-how locale e filiere produttive capaci di radicarsi nei territori, contribuendo a ridurre le cause profonde delle migrazioni e ad aumentare la resilienza economica.
Il Piano Mattei viene così presentato come un “patto tra nazioni libere”, fondato su partenariati paritari e non su logiche assistenziali, e allineato con le priorità africane in settori chiave come energie rinnovabili, agricoltura, sovranità alimentare e gestione delle risorse idriche. In Etiopia, ad esempio, la cooperazione si concentra su sanità, agricoltura, acqua e formazione, con progetti che vanno dal recupero di intere aree da destinare al turismo allo sviluppo di iniziative universitarie e professionali, nella prospettiva di creare nuove opportunità di sviluppo locale.
Sul versante medio-orientale, il coinvolgimento italiano nel Board per Gaza, convocato a Washington e legato al piano in venti punti promosso dal presidente americano per la ricostruzione della Striscia, aggiunge un ulteriore tassello infrastrutturale e geopolitico. Il progetto di rilancio di Gaza, che include interventi su reti idriche, elettriche, ospedali e viabilità, si intreccia infatti con la dimensione economica e immobiliare, immaginando una “Nuova Gaza” basata su grandi investimenti e su una profonda riconfigurazione urbana, nella quale i partner internazionali giocano un ruolo determinante.
Per Roma, partecipare a questi processi significa presidiare tavoli in cui si decide non solo della stabilità regionale, ma anche dell’orientamento futuro di flussi commerciali, rotte energetiche e corridoi di transito che interessano direttamente il Mediterraneo allargato. L’infrastruttura, in questo scenario, non è più solo un tema tecnico, ma diventa leva di politica estera, strumento di sicurezza e veicolo di soft power, capace di rafforzare alleanze, aprire mercati e costruire nel tempo relazioni più equilibrate tra Nord e Sud del mondo.