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Immagina di ricevere una multa per eccesso di velocità, solo per scoprire che l'autovelox usato non è omologato dallo Stato. In Italia, migliaia di questi dispositivi sono installati su strade e autostrade, ma solo una frazione – circa 1.000 – ha l'autorizzazione ufficiale. Questo squilibrio crea un terreno fertile per ricorsi di massa, con cittadini pronti a contestare le sanzioni nei tribunali. Enti locali e prefetture si trovano impreparati, rischiando un sovraccarico di cause che paralizzerà gli uffici e prosciugherà risorse pubbliche.
La mancanza di omologazione definitiva rende molte multe nulle di diritto. Gli automobilisti, informati da esperti e associazioni consumatori, stanno già preparando pacchetti di ricorsi collettivi. Questo non solo restituisce i soldi pagati ingiustamente, ma mette in discussione l'intera rete di controlli velocità. Senza regole chiare, le amministrazioni locali perdono credibilità, e i procedimenti giudiziari si accumulano, con tempi di attesa che superano i mesi.
C'è un effetto boomerang pericoloso: se le multe diventano facili da annullare, molti guidatori potrebbero sentirsi autorizzati a superare i limiti, convinti di scamparla. La sicurezza sulle strade ne risente direttamente, con un aumento potenziale di incidenti. Gli autovelox dovrebbero prevenire tragedie, non generare contenziosi infiniti o servire da "cassa" per i Comuni. Trasparenza totale e omologazioni rigorose sono l'unica via per restaurare fiducia e efficacia.
Per evitare il caos, enti locali, prefetture e Ministero delle Infrastrutture devono sedersi a un tavolo di confronto immediato. Regole cristalline, verifiche periodiche sugli strumenti e comunicazione aperta con i cittadini possono trasformare gli autovelox in alleati veri della sicurezza. Solo così si tutelano i diritti di chi guida e si previene un'ondata di ricorsi che bloccherà il sistema.
In sintesi, il futuro delle multe autovelox dipende da decisioni rapide: ignora il problema, e pagheranno tutti – guidatori, amministrazioni e sicurezza stradale.