Gaza: via libera dalla Camera al "Board of Peace", l'Italia a Washington come osservatore

183 i sì, 122 i no. Tajani: "Non esserci è incomprensibile". Opposizioni all'attacco: "Comitato d'affari".

(Prima Pagina News)
Martedì 17 Febbraio 2026
Roma - 17 feb 2026 (Prima Pagina News)

183 i sì, 122 i no. Tajani: "Non esserci è incomprensibile". Opposizioni all'attacco: "Comitato d'affari".

L'Aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, autorizzando la partecipazione dell'Italia alla riunione inaugurale del Board of Peace a Washington.

Con 183 voti favorevoli e 122 contrari, Montecitorio impegna il governo a presenziare al tavolo internazionale in qualità di Paese osservatore.

Una scelta difesa con forza dal titolare della Farnesina, ma che ha scatenato una vera e propria rissa verbale nell'emiciclo, con le opposizioni unite nel denunciare quello che definiscono un "comitato d'affari" sotto l'egida di Donald Trump.

Il Ministro degli Esteri ha aperto le comunicazioni rivendicando la coerenza costituzionale della missione: "L'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso art. 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie. Il governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'amministrazione Usa a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del Board of Peace, certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali".

Rispetto ai dubbi sull'organismo guidato da Trump, Tajani ha precisato: "In ogni contatto con l'amministrazione americana, abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento. L'ho fatto io stesso più volte con il segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro.

L'assenza dell'Italia alla prima riunione del Board of peace vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due Stati che convivano in pace e sicurezza".

Il ministro ha poi toccato i temi della violenza in Cisgiordania e della missione umanitaria: "La violenza in Terra Santa deve cessare. Questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane, da sempre garanti di pace e dialogo in Medio Oriente. Continuiamo a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni.

Il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace, e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati. Il nostro impegno è concreto, ed è destinato ad aumentare. Muove da un dialogo costante con Israele, con l'Autorità Palestinese, e con tutti i partner chiave nella regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo. Parteciperemo alla riunione di Washington forti dell'importante contributo che il nostro Paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l'assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia, attraverso Food for Gaza.

L'Unione Europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno del Consiglio e un rappresentante della Commissione. Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione. Penso all'Egitto, alla Giordania, all'Arabia Saudita, al Qatar. Anche all'Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, alla presenza di tutti i principali attori regionali?".

Sulle missioni operative, Tajani ha annunciato: "Siamo in prima linea per la formazione delle Forze di sicurezza palestinesi. Siamo presenti all'interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari. Il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia.

I nostri Carabinieri, già attivi in Cisgiordania da oltre dieci anni attraverso la missione bilaterale Miadit, inizieranno presto in Giordania l'addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi da dispiegare nella Striscia di Gaza. Partecipiamo alle missioni dell'Unione Europea Eupol Copps di addestramento della polizia palestinese e nella missione Eubam Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire la riapertura del valico. Rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza".

Infine, un appello alla politica: "È dovere della politica sostenere e incoraggiare questo impegno spontaneo, senza cedere a visioni partigiane che non hanno ragion d'essere di fronte al bene supremo della pace. L'Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e per il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo.

Il Governo italiano continuerà a fare la sua parte. Se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà.

A fronte di un mandato chiaro delle Nazioni Unite, alimentare l'incertezza equivale a prolungare le sofferenze del popolo palestinese. Il governo italiano, in coerenza con il forte mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre scorso, e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo che contrassegna la nostra politica estera, ha sostenuto fin dall'inizio il Piano di Pace.

In queste ore, su mia istruzione, l'inviato Speciale per Gaza, l'Ambasciatore Archi, è in missione a Riad e Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi ministeri e amministrazioni dello Stato, per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della Striscia. Portiamo in dote e come esempio un impegno, proseguito senza sosta in questi mesi, per sviluppare un'azione di sistema che coinvolge imprese, associazioni di categoria, Enti locali, strutture sanitarie, università e istituzioni accademiche, terzo settore, mondo dell'associazionismo cattolico.

La prima fase del piano di pace, pur tra ostacoli e tensioni, ha consentito di raggiungere risultati impensabili solo un anno fa: il consolidamento della tregua, che, seppur fragile, regge da oltre 120 giorni; il ritorno di tutti gli ostaggi in Israele; e il rafforzamento dell'afflusso di aiuti umanitari. Passaggi indispensabili alla creazione di quel clima di fiducia necessario ad intraprendere i prossimi passi. Non erano risultati scontati".

Durante il dibattito, il clima è degenerato quando Tajani ha accusato le minoranze di fare solo "critiche a Trump". Alle urla dell'opposizione che accusava il governo di "scodinzolare" davanti agli USA, il vicepremier ha replicato seccamente: "Noi non scodinzolavamo dietro alla Merkel e non scodinzoliamo dietro a Blair. Serietà e democrazia è far parlare gli altri".

Riccardo Magi (+Europa) ha espresso un giudizio durissimo: "Lei ministro, ci ha detto che è importante che l'Italia continui a occuparsi di Medioriente e di iniziative lodevoli che abbiamo sostenuto ma non ci ha detto nulla sulla partecipazione dell'Italia al Board of peace.

Avremmo voluto sentire che ci chiarisse cos'è questo organismo che nasce come emanazione della persona Trump, che ne è presidente a vita oltre il termine del proprio mandato, che decide chi può starci o no e decide che serve un miliardo per farne parte. Lei pensa che questa è la parte della storia in cui l'Italia deve stare?

Avete trattato l'articolo 11 della Costituzione come un inciampo e un tecnicismo. Se non ci fosse stato l'articolo 11, avrebbe partecipato a pieno titolo a questo consesso che, mi consenta, è un po' osceno? Il Board of peace si basa sulla prepotenza e non sulla diplomazia, si basa sugli affari.

Il suo intervento ha dimostrato la mancanza di politica estera del nostro paese, non dico di una strategia ma almeno di un pensiero. Quella di chi tra il suo ministero e la presidente del Consiglio, sta eternamente ad aspettare che gli altri decidano per capire come è meglio ripararsi, accucciarsi e scodinzolare. Noi crediamo che non sia questo il ruolo che debba avere l'Italia".

Davide Faraone (Italia Viva) ha rincarato la dose con ironia: "La premier Meloni la manda a Washington come osservatore ma io chiedo che fa questo osservatore e che tariffa paga rispetto ai membri di diritto? Sembra come l'intruso che non ha i soldi per entrare allo stadio e chiede se può entrare gratis. Che fate, i guardoni a questo vertice, più che gli osservatori? Altrimenti io non ho compreso che va a fare l'Italia in questo Board.

Voi ci avete consegnato già agli Usa e ci avete fatto perdere la dignità. Con la sua presenza a Washington sta contribuendo a sfasciare l'Europa. Lei ci va per conto di un governo per scassare l'Unione europea, perché tutti gli altri leader non ci stanno andando".

Nicola Fratoianni (Avs) ha parlato ai cronisti a margine dell'Aula: "Sentiremo Tajani a Montecitorio, la risoluzione unitaria delle opposizioni contro la presenza dell'Italia nel board di Trump è un'ottima notizia, perché quell'organismo non c'entra nulla la pace in Medio Oriente, non c'entra nulla con il futuro dei palestinesi, è semplicemente un comitato d'affari sulla loro pelle. Questo risultato l'abbiamo fatto lavorando e costruendo un testo condiviso su un terreno su cui c'è una condivisione di fondo su questo organismo.

Già sulle vicende legate al genocidio a Gaza e alla strage dei palestinesi si era costruita una forte unità intanto tra M5S, Pd e Avs. Oggi questa unità si allarga a tutte le forze di opposizione che insieme firmano un'unica risoluzione mi pare un fatto molto importante più che per l'opposizione per il tema che viene affrontato che richiede diciamo la massima convergenza e la massima attenzione".

Una portavoce della Commissione europea ha cercato di smorzare i toni: "Siamo sempre stati chiari sul fatto che stiamo facendo tutto il possibile per sostenere il processo di pace in Medio Oriente, per sostenere i bisogni dei cittadini a Gaza e per appoggiare gli sforzi di ricostruzione. Questo è anche il quadro di riferimento della decisione di far partecipare la commissaria Suica al punto specifico relativo a Gaza e alla sua ricostruzione nell'ambito del Board of Peace. Ciò che conta sono i nostri sforzi per la ricostruzione e la nostra intenzione di impegnarci con tutti i partner, inclusi gli Stati Uniti, su questo tema. La Commissione europea non intende diventare membro del Board".


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