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Il nuovo rapporto Motus-E rivela una crescita record che supera Francia e Germania, ma l'ombra della procedura d'infrazione UE grava sulla rete autostradale per i ritardi nei bandi dei concessionari.
Il nuovo rapporto Motus-E rivela una crescita record che supera Francia e Germania, ma l'ombra della procedura d'infrazione UE grava sulla rete autostradale per i ritardi nei bandi dei concessionari.
L’Italia consolida la propria posizione nella transizione energetica superando nelle performance di crescita della rete di ricarica per auto elettriche Paesi come Francia, Germania e Regno Unito, pur dovendo gestire ancora alcune significative complessità burocratiche.
Secondo i dati contenuti nella settima edizione dello studio "Le infrastrutture di ricarica a uso pubblico in Italia", presentato da Motus-E a Rimini in collaborazione con Gse e Rse durante l'evento Key - The Energy Transition Expo, il censimento nazionale del 2025 ha rilevato la presenza di 73.047 punti di ricarica totali.
La progressione annuale è stata costante, con 8.656 nuovi punti installati durante l’anno e un’accelerazione finale di 2.775 installazioni nel solo ultimo trimestre del 2025.
Un segnale di forte ammodernamento della rete giunge dalla quota delle installazioni ad alta e altissima potenza: il 62% dei nuovi punti messi a terra quest'anno è di tipo veloce e ultraveloce, un incremento notevole rispetto al 47% di share registrato nel 2024.
Nonostante l’incremento complessivo dei punti in autostrada, che passano dai 1.087 di fine 2024 ai 1.374 attuali (4.170 se si include il raggio di 3 km dalle uscite), Motus-E evidenzia "gravi ritardi nella predisposizione e pubblicazione dei bandi di gara da parte di diversi concessionari autostradali, che si sono riflessi nel mancato raggiungimento dei target previsti dal Regolamento europeo Afir (centrati al 90%).
Da qui, il rischio dell'apertura di una procedura d'infrazione ai danni dell'Italia". La geografia della ricarica mostra una forte concentrazione al Nord, dove si trova il 59% dei punti totali, mentre il Centro ospita il 19% e il Sud il 22%.
La Lombardia resta la capofila regionale con 15.836 punti, seguita da Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969).
Sul piano cittadino, Napoli emerge come la realtà più infrastrutturata in rapporto alla superficie, superando metropoli come Milano e Torino.