Istat: a gennaio inflazione in frenata, carovita scende all'1%

Confermato il rallentamento dei prezzi, è il livello più basso da novembre 2024. I beni alimentari frenano più del previsto, mentre l'inflazione di fondo si attesta al +1,7%.

(Prima Pagina News)
Lunedì 23 Febbraio 2026
Roma - 23 feb 2026 (Prima Pagina News)

Confermato il rallentamento dei prezzi, è il livello più basso da novembre 2024. I beni alimentari frenano più del previsto, mentre l'inflazione di fondo si attesta al +1,7%.

L’economia italiana apre il 2026 con un segnale di distensione sul fronte dei prezzi al consumo.

Nel mese di gennaio, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un incremento dello 0,4% su base mensile e un consolidamento del +1,0% su base annua.

Il dato, diffuso oggi dall'Istat, conferma integralmente le stime preliminari e segna una decelerazione rispetto al +1,2% registrato nel mese di dicembre.

Si tratta di un traguardo statistico significativo: il carovita di gennaio si posiziona infatti al livello più basso mai rilevato dal novembre del 2024, quando l'inflazione si era attestata al +1,3%.

Nonostante la frenata generale, alcune componenti continuano a esercitare una pressione rialzista sul paniere. A pesare sulla crescita dei prezzi sono stati principalmente gli Alimentari, con i prodotti non lavorati in aumento del +2,5% e quelli lavorati del +1,9%.

Seguono a ruota i Servizi relativi all'abitazione (+4,4%), i Tabacchi (+3,3%) e i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%).

Tuttavia, la nota più positiva arriva dal cosiddetto "carrello della spesa": i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona mostrano un raffreddamento più marcato del previsto, attestandosi su una crescita annua del +1,9% (dato inferiore sia al +2,1% della stima preliminare, sia al +2,2% di dicembre).

L'inflazione di fondo, calcolata al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si attesta invece al +1,7%.

Questo scenario delinea un quadro di stabilità monetaria che potrebbe allentare la pressione sulle famiglie, grazie a una dinamica dei prezzi che, pur rimanendo in territorio positivo, sembra aver perso la spinta aggressiva degli ultimi anni.


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