Festa Nazionale dell’Unità. Rocco Turi: “Elly Schlein sempre più sola. Inesorabile”
Non si era mai vista una Festa Nazionale dell’Unità con il Segretario di Partito in un discorso di chiusura così povero di contenuti, scialbo, molto meno che insignificante. Tutti in Italia ricordano i segretari da Berlinguer in avanti.
di Rocco Turi
Mercoledì 13 Settembre 2023
Roma - 13 set 2023 (Prima Pagina News)
Non si era mai vista una Festa Nazionale dell’Unità con il Segretario di Partito in un discorso di chiusura così povero di contenuti, scialbo, molto meno che insignificante. Tutti in Italia ricordano i segretari da Berlinguer in avanti.

Con la loro presenza, l’ultimo giorno della Festa dell’Unità era un pullulare di gente, comunisti e politici da tutt’Italia in attesa di ascoltare il “programma d’autunno” del Pci - Pds - Pd; programma già strutturato e pronto da costringere gli altri partiti ad aprire il dibattito. Con l’ultimo giorno della Festa dell’Unità terminavano le vacanze estive ed iniziavano le nuove campagne politiche.

La Festa Nazionale dell’Unità di quest’anno a Ravenna si è conclusa con un discorsetto di Elly Schlein a cui hanno rinunciato ad assistere i notabili del partito, e c’era da aspettarselo.

Nei mesi in cui aveva assunto la segreteria del Pd, Elly Schlein aveva dato ampia prova della sua incapacità di saper esercitare il ruolo; sembra un pesce fuor d’acqua non in grado di elaborare concetti politici per i quali la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è capace di surclassarla dall’alto della sua competenza.

Non a caso, la Schlein evita di incontrarla nei momenti topici, recandosi ad inaugurare lontani circoli di periferia o in visita alla Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, piuttosto che restare alla Camera dei Deputati per interfacciare la propria dialettica con quella di Giorgia Meloni. Chi non ricorda la “latitanza” della Schlein in occasione dell’alluvione in Romagna di pochi mesi fa, subito dopo la sua elezione a Segretaria del Pd? Quale migliore occasione sarebbe stata di esordire sul campo? Ma la sua evidente, scarsa competenza politica consigliò di starsene lontana.

E così, con tale prospettiva, al suo intervento di chiusura a Ravenna hanno dato forfait tutti i big del partito, ognuno con una scusa improcrastinabile. Bene hanno fatto perché la neo Segretaria nazionale del Pd ha dato prova della sua pochezza esibendo un “programma d’autunno di impegno e partecipazione” privo di contenuto e valore politico ma basato su slogan e applausi dei fedelissimi, mentre non sa che i temi in discussione vanno esibiti con una rigorosa disamina al loro interno.

Programma d’autunno buttato lì per caso così come lo scorso luglio aveva lanciato una “estate militante” mai vista e con la presunzione di chiedere a fine stagione cosa mai abbiano organizzato gli altri deputati del Pd. Siamo quasi al dilettantismo da lei già dimostrato imbucandosi alle manifestazioni degli altri partiti - i 5Stelle - e sindacati, la Cgil, o esprimendosi a Ravenna con frasi fatte stile anni sessanta: “E’ il nostro tempo”, “Riprendiamoci il futuro” etc. etc.

Oltre ad un aumentato numero di antistorici pugni chiusi e canto dei partigiani, a Ravenna non una parola in più la Schlein abbia pronunciato sui 32 iscritti che hanno lasciato il Pd per approdare al partito di Carlo Calenda. Eclatante episodio di politica interna che la Schlein ha licenziato con un’espressione che avrebbe potuto pronunciare qualsiasi vicino di casa non in grado di far politica: “Hanno sbagliato indirizzo”. Locuzione divertente ma indegna della Segretaria di un grande partito che non riesce a dare una spiegazione politica sulla scelta radicale a lei diretta di ben 32 iscritti al partito.

Cattivo segnale di cui altri del Pd, fra i quali Nicola Zingaretti, hanno espresso la loro preoccupazione che il partito possa scendere al di sotto del 17% del gradimento nazionale. Ma è come se alla Schlein non interessassero i problemi interni del Pd; vero è che la Segretaria risulta iscritta al partito solo dai giorni precedenti alla sua nomina ed è come se lei stessa ancora non credesse a quanto le sia improvvisamente capitato. Proprio così, la Schlein appare quasi una Segretaria del Pd per caso.

I giochi erano pressoché fatti con l’elezione di Stefano Bonaccini alla segreteria del Pd e all’improvviso fu scelta Elly al solo scopo di evitare il ritorno di Matteo Renzi nel partito che aveva lasciato qualche anno prima.

Con il ritorno nel partito dei personaggi di spicco che si erano allontanati per formare altri raggruppamenti, Stefano Bonaccini avrebbe probabilmente gradito anche il rientro di Matteo Renzi, unico inviso; e così fu preferita Elly Schlein, ma alla condizione che il Pd pur di chiudere la porta a Matteo Renzi accettasse di ridursi a partito incapace di entrare nel dibattito politico oltre gli slogan. Questo Elly ha realizzato concretamente. Anzi, lei reclama lo spostamento a sinistra del partito, che è causa dei tanti malumori di iscritti contrari alla scelta.

Ma alla Schlein non importa e le sue parole sono profetiche: “Mettetevi comodi” è il segnale che non lascerà il partito che lei vorrà spostare sempre più a sinistra; ma lei già sa che al primo risultato elettorale verrà messa alla porta. Nel Pd tutti sanno ma non dicono che Schlein non abbia la stoffa di politico.

Per il centro destra lo spostamento a sinistra di Elly rappresenta una bella notizia secondo la quale il Pd libererà sempre più spazio all’esodo dei suoi iscritti verso Calenda - che in questo tempo sta rappresentando l’unica opposizione seria e dialogante oggi in Italia - ma anche verso Forza Italia.

Gli iscritti al Pd, d’altra parte, sono quasi condannati a sopportare la loro Segretaria in vista delle prossime elezioni europee. In tanti sono rientrati perché, con questa legge elettorale, solo all’interno di un grande partito potrebbero avere speranza di essere candidati vincenti.

Seguendo la logica del rientro, sicuro di trovarsi nelle simpatie della Schlein pare essere Roberto Speranza, unico dei big presenti al suo comizietto, oltre i fedelissimi sconosciuti quanto improbabili seguitori dell’attuale Segretaria del Partito Democratico. 


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