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Quella milanese è la peggiore performance in Europa.
Quella milanese è la peggiore performance in Europa.
Piazza Affari finisce ko per i dazi annunciati due giorni fa da Donald Trump, dalla reazione della Cina e dalla paura legata ad una possibile recessione globale: l'indice Ftse Mib chiude la giornata con un tracollo del -6,5% a quota 34.649 punti, azzerando i guadagni ottenuti quest'anno e segnando la peggiore performance in Europa, anche a causa del crollo dei titoli bancari.
Per quanto riguarda le altre Borse europee, Londra e Francoforte perdono il 4,95%, mentre Parigi lascia sul terreno il 4,26%.
Mercati ancora in rosso, per effetto dei dazi decisi da Donald Trump: a seguito del tracollo di Wall Street e delle sofferenze riscontrate dalle Borse asiatiche, le Piazze europee stanno per concludere la settimana peggiore dal 2022.
In ambito valutario, invece, il dollaro sta guadagnando terreno rispetto alle più importanti valute internazionali.
In ambito europeo, la Borsa peggiore è quella di Milano, con Piazza Affari che segna un tracollo del 7,5%, come quello patito l'11 settembre del 2001, giorno dell'attacco alle Torri Gemelle, che fu del 7,57%. Non è il primo crollo in questi anni: il 6 ottobre del 2008, a seguito del fallimento della banca Lehman Brothers, registrò un crollo dell'8,24%, mentre il 24 giugno del 2016, in occasione del post referendum della Brexit, aveva segnato il -12,48%.
Momento difficile anche per i Titoli di Stato, condizionati dal rischio di una recessione: i rendimenti sono tutti in discreto calo.
In Europa, invece, l'indice Stoxx 600, perde il 2,2%, toccando il minimo dallo scorso gennaio e arrivando al -5% in una settimana, dati negativi che non si vedevano da tre anni. Dopo Milano, che a metà seduta ha già bruciato 61 miliardi di euro di capitalizzazione, vanno male anche Madrid (-3,9%), Francoforte (-2,4%), Parigi (-2%), Londra (-1,8%).
Negativi anche i future Usa, con l'indice Dow Jones che segna il -1%, mentre il Nasdaq perde lo 0,6% e l'S&P 500 perde lo 0,8%.
Gravi perdite anche per le banche, mentre sono in corso di valutazione i rischi di una recessione globale e di un nuovo rialzo dell'inflazione. Questo scenario, fanno sapere gli analisti, comporterebbe "serie difficoltà per molte aziende a livello globale".
Si attende, intanto, il vertice dei "ministri del commercio europei per discutere degli spazi di negoziazione e delle contromisure potenziali, con Trump che ha dichiarato di essere aperto a ridurre i propri dazi se gli altri Paesi faranno qualcosa di fenomenale", evidenzia Mps market strategy. In questo contesto si è creata una violenta ondata di vendite di azioni, che ha colpito in particolare le banche: a Piazza Affari la maglia nera va a Mps, Unicredit e Bper, che segnano -11%, mentre il Banco Bpm, Popolare Sondrio e Intesa perdono il 10%.
Per quanto riguarda i Titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund si porta a 123 punti, con il rendimento del Btp a 10 anni che passa al 3,71% (-5 punti) e quello tedesco scende al 2,48% (-16 punti).
I rischi di una possibile recessione coinvolgono anche il mercato dell'energia (-3,4%), condizionato dal forte calo del petrolio e del gas: il greggio Wti perde il 3,1% a 64,86 dollari al barile, mentre il Brent segna -3% a 68,04 dollari. Sulla piazza di Amsterdam, le quotazioni del gas si attestano sui 37,51 euro al megawattora (-4,3%).
A seguito dei dazi di Donald Trump e delle attese in merito al loro impatto economico, che già sta causando gravi problemi per il petrolio, ora l'attesa di un taglio dei tassi d'interesse nel Consiglio Bce di aprile è totale. Soltanto pochi giorni fa, gli investitori scommettevano sulla possibilità che un taglio in aprile portasse ad un nulla di fatto. Adesso, invece, le quotazioni degli overnight index swap scontano quasi certamente un taglio anche nel Consiglio in programma a giugno. In più, secondo quanto emerge dai contratti derivati, c'è attesa per un terzo taglio, da parte di Francoforte, entro fine anno, che potrebbe portare il tasso sui depositi all'1,75%.
Altra seduta pesante anche per le Borse asiatiche, al netto di quelle cinesi chiuse per festività, per i timori legati ai dazi e ad una possibile recessione globale, in attesa dell'intervento del Presidente della Fed, Jerome Powell: l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso a quota - 2,75%, segnando il minimo da otto mesi a questa parte, mentre lo yen, al cambio, è ai massimi in sei mesi sul dollaro a 146,06. Negative anche le Borse di Seul (-0,86%), Mumbai (-1%), Hanoi (-3,75%) e Bangkok (-2,6%).
Sul fronte macroeconomico, intanto, gli Stati Uniti stanno per diramare il loro bollettino sul tasso di disoccupazione.
Il dollaro, intanto, è ancora in caduta: a inizio seduta, oltre allo yen, l'euro sale a quota 1,1083 sul biglietto verde, +0,2%. Risultati positivi anche per la sterlina e il franco svizzero.
Secondo quanto fa sapere l'agenzia di stampa russa Tass, la Borsa di Mosca, a inizio seduta, ha guadagnato il +2,04%, per poi portarsi al +1,76% rispetto a ieri. Nella lista dei Paesi colpiti dai dazi di Trump, la Russia non c'è, così come non ci sono Cuba, Bielorussia e Corea del Nord. Il tycoon ha escluso Mosca dalle tariffe perché le sanzioni Usa per la guerra in Ucraina "precludono già qualsiasi scambio commerciale significativo" con i russi, ha precisato la Casa Bianca.