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La favola infinita del Ponte sullo Stretto

Il tema del Ponte sullo Stretto ridiventa a quanto pare tema del giorno del nuovo Governo Meloni. Ma si farà mai? Abbiamo chiesto un parere e una analisi articolata allo scrittore e meridionalista Mimmo Nunnari.

di Mimmo Nunnari
Domenica 06 Novembre 2022
Roma - 06 nov 2022 (Prima Pagina News)

Il tema del Ponte sullo Stretto ridiventa a quanto pare tema del giorno del nuovo Governo Meloni. Ma si farà mai? Abbiamo chiesto un parere e una analisi articolata allo scrittore e meridionalista Mimmo Nunnari.

Non, per non voler credere a Salvini (“Il ponte si farà”), o credere a Sgarbi (“Il ponte non si farà mai”), ma il “ritornello” di fiamma, per la costruzione del Ponte sullo Stretto, è un film già visto, come rileggere una vecchia favola, di quelle che cominciano col “c’era una volta”. Di collegare la costa siciliana a quella calabrese se ne parla da oltre un secolo, anzi, stando ad una vecchia simpatica leggenda già nel 251 a.C. un console romano di nome Cecilio Metello ci provò. Fece unire una lunga fila di botti legate l’una all’altra e coperte da grandi zattere.

Lo scopo del console era portare sul continente gli elefanti abbandonati nell’isola dai Cartaginesi sconfitti. Purtroppo, l’opera, per quanto ingegnosa, non resse ad una terribile tempesta che arrivò in corso d’opera e fu distrutta. Da allora, non si fece più nessun tentativo di unire Messina con i territori del Reggino, almeno fino al 1870 quando fu redatto il primo progetto scientifico firmato dall’ingegnere genovese Carlo Alberto Navone, che discusse la sua idea geniale al famoso Politecnico di Torino, immaginando, però, di realizzare un tunnel sottomarino. Sarebbe lungo, fare la storia dei progetti e delle idee successive: il punto vero, da sempre, non è il fatto tecnico (gli italiani nel mondo hanno realizzato grandissime e ineguagliabili opere ingegneristiche), ma la volontà politica; che c’è, non c’è, c’è poco, c’è quasi zero, secondo i periodi.

 

Il motivo, più che tecnico, o di valutazione economica è il solito - e vale per tutte le opere infrastrutturali del Meridione - : al Sud, non vale la pena di fare niente. Poi, c’è la Grande Ipocrisia di chi dice di volerlo realizzare, e poi si rimangia le sue stesse parole. Tra i tanti, del prima si e dei poi no, troviamo il professor Romano Prodi, e ci dispiace dirlo, poiché personalmente lo stimiamo molto e ci ricordiamo l’affettuosa espressione che pronunciò da presidente del Consiglio dei Ministri, sorprendendoci: “La Calabria è la figlia prediletta”. Comunque, per la storia, fu lui quand’era presidente dell’Iri nel 1985 alla domanda di un giornalista di Panorama - “Quando avverrà la posa della prima pietra del ponte sullo stretto? - a rispondere - “Al più presto”.

E fu sempre lui, con la legge 24 novembre 2006, quand’era capo del Governo, a decretare lo stop alla costruzione dell’opera, non considerandola una “priorità” nel programma di governo, dirottando, per giunta, i fondi previsti, verso altri lidi. Ecco, un’altra parola magica: Priorità. L’abbiamo sentita anche l’altra sera nella trasmissione di Barbara Palombelli sulla bocca di una distinta signora, industriale di Brescia: “Si, va bene il Ponte, ma non è una priorità”. Appunto, la favola.
Sono in molti a dire da sempre che sono altre le priorità del Sud, dimenticando, tuttavia, che le priorità (che sino ritardi, ingiustizie e diritti negati) appartengono all’elenco lunghissimo delle cose che il Meridione attende da oltre un secolo e mezzo, e che non sono mai state realizzate, poiché i Governi - tutti - hanno usato due pesi e due misure nei confronti del Sud.

 

A sfogliare vecchi giornali, in date non molto lontane nel tempo, il ponte dovrebbe essere già stato costruito da un pezzo: “Entro gli anni 70 la Sicilia non sarà più un’isola”, titolava nel luglio 1971 “Famiglia Cristiana”, che essendo un settimanale cattolico ci credeva, era ottimista e parlava di “ottava meraviglia del mondo”. E non erano di meno, in quel periodo, altri importanti giornali: “La Sicilia non sarà più un’Isola” (La Stampa), “Una lunghissima campata e la Sicilia sarà continente” (Il Messaggero), “Il ponte dei sospiri” (Avvenire). Pure il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore, se ne occuparono molto. Si snocciolavano date per l’inaugurazione, e un ministro dei Trasporti determinato, che ci credeva seriamente, il socialista pugliese Claudio Signorile, nel settembre 1985, arrivò a dire: “Siamo ad un passo, il progetto c’è, i soldi si trovano, quello che manca è la scelta politica”. Con quelle parole di Signorile (scelta politica) si toccò il nervo scoperto della questione ponte: la volontà di farlo davvero. Ogni volta che sembra di essere vicini alla realizzazione, tutto, come in un sogno, come nelle favole, svanisce.

Anche chi ci crede nel ponte, non si entusiasma più: troppe sono state le delusioni tanto da pensare che il ponte lo si può vedere solo in cartolina, o sulla copertina di qualche giornale, come fece La Domenica del Corriere nel 1965, quando pubblicò una tavola illustrata dello Stretto con disegnati il ponte e un carretto siciliano che ci passava sopra. In cartolina è stato visto davvero il ponte.

Accade negli anni Sessanta quando il titolare di una rivendita di tabacchi e giornali di Messina mise in commercio, al prezzo di cinque lire, una cartolina in bianco e nero che riproduceva un disegno dell’ingegnere italo americano Mario Palmieri. La cartolina andò a ruba in Italia e all’estero. La ricevettero inviata da parenti e amici tanti emigrati siciliani in America. Era il 1956, e qualcuno, tra gli stranieri, o tra gli emigrati che scendendo giù, dalle parte dello Stretto, venendo dall’America, dove appunto la cartolina era molto diffusa, rimaneva deluso scoprendo che nella foto aveva visto soltanto un disegno.

Anche zio Paperone ha sognato di costruire il ponte sullo Stretto. La storia è apparsa in uno storico numero di Topolino, nell’ottobre 1982, scritta da Elisa Penna e Giorgio Pezzin e disegnata dal bravo fumettista Giorgio Cavazzano. Non finì bene, per il riccastro Paperone, perché l’acerrimo nemico Rockerduck gli rubò l’idea.

 

La storia, tuttavia, non fece finir bene il progetto.  non andò bene neppure a lui. Insomma, neanche con una striscia fumettistica si è riusciti a fare il ponte. Ora se ne parla di nuovo, ed è giusto, legittimo, avere una posizione favorevole o contraria, senza pregiudizi. Quello che non è sopportabile è continuare a dire ipocritamente che sono altre le priorità, o fare proclami sapendo che sono bugie o falsità. 

Quali siano le priorità calabresi e siciliani lo sanno da un pezzo, e bisognerebbe darsi una mossa, a prescindere dal ponte si o ponte no. Bene ha fatto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto nel dichiararsi favorevole alla costruzione del ponte a pragmaticamente ricordare quel che si può e si deve fare subito: per esempio il completamento della strada statale ionica 106, la strada della morte, dove i calabresi misurano da decenni l’assenza vergognosa dello Stato, e le falsità dei ministri di turno.

Sorvoliamo infine, sulle scemenze di chi dice che il ponte servirebbe a collegare due cosche più che due coste. Idiozie. L’alibi della mafia è un congegno a orologeria che scatta al bisogno.


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