A marzo 2024 scadono i mandati elettorali di Putin e Zelensky. Ecco perché nulla cambierà
Per Putin, unico candidato ad oggi ufficialmente iscritto alla competizione, dalle urne che verranno aperte il 17 marzo non ci aspetta nessuna sorpresa.
di Angiolino Lonardi
Giovedì 14 Dicembre 2023
Roma - 14 dic 2023 (Prima Pagina News)
Per Putin, unico candidato ad oggi ufficialmente iscritto alla competizione, dalle urne che verranno aperte il 17 marzo non ci aspetta nessuna sorpresa.

di Angiolino Lonardi

 

A marzo 2024 scadono i mandati presidenziali di Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, da quasi due anni impegnati in una guerra di lunga durata che, secondo le stime del New York Times, ha già fatto oltre 500mila vittime, tra morti e feriti gravi. Ma le attese scadenze elettorali non sembrano in grado di influire sull’esito del conflitto. Gli scenari che attendono gli elettori dei due Paesi sono in realtà molto diversi tra loro. Alle ultime votazioni amministrative di settembre, il partito di Putin “Russia unita ha ovunque vinto con larga maggioranza, mentre l'opposizione ne è uscita ancora una volta incapace di guidare il dissenso, anche per l’intervento preventivo del Cremlino, che secondo diversi osservatori indipendenti, avrebbe impedito l’inserimento in lista ai candidati di opposizione più forti. Elezioni la cui regolarità è stata duramente contestata anche dal Consiglio d’Europa, che ha definito “illegittime” le votazioni tenute nelle regioni di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia, annesse da Mosca dopo l’invasione in Ucraina.

Per Putin, unico candidato ad oggi ufficialmente iscritto alla competizione (in attesa che i partiti di opposizione comunichino i propri sfidanti), dalle urne che verranno aperte il 17 marzo non ci aspetta nessuna sorpresa. La campagna contro la guerra appare fallita e sui giornali le cronache dal fronte sono state declassate a notizie dall’estero. I russi, d’altra parte - e non solo i sostenitori di Putin - hanno dimostrato di saper sopportare anche le sanzioni economiche inflitte da Unione Europea e Stati Uniti, considerate al massimo un’inutile ingiustizia verso la popolazione, peraltro incapaci di interferire con le decisioni di Mosca. Inutile, infine, scommettere sui raggiunti limiti di età di Putin, che ha compiuto 71 anni, dieci in meno rispetto a quelli del suo omologo americano Joe Biden. In questo scenario asfittico per le sorti democratiche della Russia, Putin sembra dunque destinato a rimanere ben saldo al Cremlino almeno fino al 2030.

Anche a Kiev la scadenza elettorale non dovrebbe riservare nessun ricambio al vertice, dal momento che con ogni probabilità i cittadini non saranno neppure chiamati alle urne, prorogando di fatto il mandato di Zelensky.

Dall’inizio dell’invasione russa, il presidente ucraino ha varato la legge marziale, che prevede la sospensione delle elezioni, previste inizialmente per il 31 marzo.

“Non è questo il momento per votare", ha dichiarato Zelensky lo scorso novembre, sottolineando che gli ucraini dovrebbero adesso restare uniti per proteggere lo Stato. Secondo gli ultimi sondaggi, l’80% degli elettori sarebbe d’accordo con la decisione di sospendere le competizioni (a ottobre si dovrebbe tenere anche il rinnovo del parlamento ucraino), perché la guerra in corso pone problemi di sicurezza e logistici, senza considerare che, secondo i dati di Amnesty International, più di otto milioni di ucraini hanno lasciato il paese.

Ma allo stesso tempo Zelensky deve far fronte anche a un progressivo calo di popolarità. Il Kyiv International Institute of Sociology riporta che la fiducia nei confronti del presidente ha perso 15 punti in pochi mesi, passando dal 91% dello scorso maggio al 76% di ottobre. Inoltre l’ex assistente presidenziale Oleksiy Arestovych ha recentemente annunciato la sua candidatura contro Zelensky, dopo averlo duramente criticato per il fallimento della controffensiva. Anche i vertici dello Stato maggiore ucraino sono scesi in campo, dopo l’intervista rilasciata all’Economist dal generale Valery Zaluzhny che denunciava lo “stallo sul campo” delle operazioni, dichiarazione che ha provocato la pronta smentita dello stesso Zelensky.

In questo scenario in rapida evoluzione, rimandare le elezioni vorrebbe dire dar tempo alle opposizioni di rafforzarsi. Per questo nessuna decisione appare ad oggi del tutto scontata.


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