Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Annunciati i progetti finalisti e uditori ammessi al decimo Premio Cesare Zavattini.
Annunciati i progetti finalisti e uditori ammessi al decimo Premio Cesare Zavattini.
Si è svolto questa mattina, presso la Sala Tropicana 2 dell’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, l’incontro promosso dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS (AAMOD) nell’ambito dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A introdurre e coordinare gli interventi è stata Aurora Palandrani, componente dell’esecutivo dell’AAMOD e coordinatrice del Premio Cesare Zavattini.
Vincenzo Vita, presidente della Fondazione AAMOD, ha aperto l’incontro con un sentito ringraziamento a Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, e a Alberto Barbera, direttore della Mostra, richiamandoli però anche a una presa di posizione chiara e coraggiosa. Ha chiesto infatti che la Biennale risponda alle sollecitazioni che in questi mesi provengono dal mondo della cultura rispetto alla tragedia in corso a Gaza, domandando che cosa stia facendo concretamente un’istituzione che si fonda su un piano di attività del 1974, in cui è esplicitamente sancito un impegno antifascista.
Vita ha quindi annunciato la sua partecipazione alla manifestazione Pro Palestina in programma il giorno successivo, sottolineando con fermezza che l’AAMOD è e sarà sempre presente a tutte le manifestazioni in sostegno del popolo palestinese, coerentemente con la sua storia e la sua identità.
Nel proseguire il suo intervento, ha evidenziato il valore culturale e politico dell’Archivio AAMOD, che da decenni – anche attraverso le sue attività online e sul sito www.aamod.it – rende accessibile un patrimonio unico, costruito sulla memoria delle lotte sociali e dei movimenti democratici italiani e internazionali.
Infine, ha condiviso un passaggio cruciale per il futuro dell’Archivio: la concreta possibilità che, con la prossima legge di bilancio, venga approvato un emendamento all’Articolo 27 della legge 14 novembre 2016, che consentirebbe all’AAMOD di entrare ufficialmente nell’elenco delle istituzioni culturali italiane di rilevanza nazionale, accanto a realtà come la Cineteca di Bologna, il Museo del Cinema di Torino, la Cineteca del Friuli e, naturalmente, La Biennale di Venezia.
“Sarebbe un riconoscimento atteso e meritato per un archivio che da quarant’anni custodisce la memoria critica di questo Paese. L’AAMOD ha ormai tutti i requisiti per essere considerato una grande istituzione nazionale, al pari delle più importanti realtà culturali italiane”, ha dichiarato.
All’iniziativa ha presenziato anche Laura Delli Colli, presidente del Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani e garante della Fondazione AAMOD. Il suo intervento ha ribadito l’importanza degli archivi per le giovani generazioni: strumenti non solo di conservazione, ma di ispirazione. Ha sottolineato come la memoria audiovisiva sia in grado di alimentare una creatività nuova, capace di guardare al passato non con nostalgia, ma come materia viva da trasformare e interrogare.
L’incontro è poi proseguito con la decima edizione del Premio Cesare Zavattini, di cui il direttore Antonio Medici ha annunciato i progetti finalisti e uditori ammessi al workshop formativo 2025/26. Un traguardo importante per un’iniziativa che in dieci anni ha raccolto quasi seicento proposte e dato vita a oltre trenta cortometraggi, selezionati in festival italiani e internazionali. «Premio Zavattini è alla decima edizione – ha ricordato Medici - tanti i giovani filmmaker che hanno partecipato a questa avventura, a cui sarà dedicata una speciale sezione dell’iniziativa, con una rassegna di tutti i corti vincitori e una giornata di studi per confrontarsi sugli sguardi di una generazione di giovani autori e autrici, che ha interrogato e riutilizzato il cinema d’archivio con la propria sensibilità, attraverso scavi politici e poetici, storie centrali e marginali, racconti familiari, presenti e futuri alternativi. Insomma, con una vitalità che rappresenta uno straordinario osservatorio su come si può raccontare il nostro tempo».
La nuova selezione di progetti, frutto del lavoro della giuria composta da Stefano Savona (presidente), Antonio Bellia, Patrizia Cacciani, Francesca Maria Cadin e Aline Hervé, restituisce uno spaccato vivido e originale dello sguardo delle nuove generazioni sul patrimonio d’archivio.
Fuori rotta di Jacopo De Falco affronta con sguardo critico un episodio dimenticato della storia coloniale italiana: la realizzazione, nel 1940, di un “zoo umano” per la Triennale delle Terre d’Oltremare a Napoli. Il progetto ricostruisce, attraverso l’uso delle immagini d’archivio e un approccio etico e cinematografico, l’esperienza vissuta da famiglie africane costrette a mettere in scena la propria alterità per poi essere abbandonate con l’inizio della guerra. In Uno è un bastone, Giada Cicchetti e Agnese Rizzari costruiscono una narrazione poetica e politica, attraversata da una filastrocca araba e sostenuta dalle immagini dell’archivio di Monica Maurer. Il film intreccia memoria e presente, e offre un’interpretazione trasformativa del conflitto israelo-palestinese, in un momento storico in cui diventa urgente parlarne con linguaggi nuovi. L’anno della Pantera, di Andrea Cracco e Alessio Barbazza, ripercorre il movimento studentesco del 1990, ultimo del secolo scorso ma primo a utilizzare forme di comunicazione virali. Il progetto attinge all’archivio dell’Associazione Pantera 90, rivelando attraverso testimonianze e immagini un laboratorio politico e culturale ancora ricco di significati. Veronica Orrù, in Trenta centimetri d’acqua, firma un ritratto intenso di Franco Verga, figura complessa della Democrazia Cristiana, impegnato per i diritti dei migranti e degli italiani all’estero, e scomparso in circostanze dolorose. Il progetto mette in luce contraddizioni e speranze di un uomo, filtrate dallo sguardo del tempo. Bystanders – Sguardi dal margine, di Pietro Agnoletto e Erica Bellia, si interroga sui volti e sui corpi di coloro che non partecipano direttamente alle proteste ma le osservano. Un film che lavora sul suono come chiave di lettura dell’archivio, e sulla distanza come prospettiva politica. Amico mio, di Flavio Condemi ed Emanuele Tresca, parte da una vicenda personale per interrogare il senso dell’eredità affettiva e sociale. Nella Napoli dei vicoli e della memoria popolare, un figlio cerca di riconciliarsi con la figura paterna, uccisa anni prima, attraverso l’uso di archivi familiari. La città invisibile, di Damiano Barbieri, è un racconto sospeso tra attesa e cambiamento, ambientato nella periferia torinese del “Trincerone”. In un gioco tra documentazione e immaginazione, il film propone un uso evocativo delle immagini d’archivio, costruendo visioni possibili di una città che si trasforma. Diario di un prete felice, firmato da Lorenzo Manuel Bacca, Chiara Laura Bacca e Riccardo Bastianon, restituisce il mondo di Luigi Sabbadin, giovane prete cineamatore che ha documentato i suoi viaggi tra anni ’50 e ’60. Il film segue il passaggio da viandanza spirituale a vocazione militante, con una tensione tra intimità e impegno sociale. Infine, Una uguale a me di Anna Coccoli esplora con ironia e profondità il tema della gemellarità come doppio esistenziale, interrogando l’identità personale e collettiva in un racconto che si serve dell’archivio come strumento di specchio e distorsione.
Ai nove progetti finalisti si affiancano tre progetti ammessi come uditori: Togliatti non abita più qui di Stella Biliotti, che incrocia la figura di Togliatti e le microstorie contemporanee lungo la strada romana che porta il suo nome; Téchne di Tommaso Immanuel Dondi e Simone Lo Buglio, che affronta il tema della memoria e dell’intelligenza artificiale; Uomini veri – Storie dal confino fascista di Armando Pio Carchia, che riporta alla luce la storia rimossa degli omosessuali confinati alle Tremiti durante il fascismo.
Accanto al Premio Zavattini, è stata anche presentata da Luca Ricciardi, componente dell’esecutivo AAMOD, la nuova edizione della residenza artistica “UnArchive. Suoni e Visioni” (https://unarchive.it/unarchive-suoni-e-visioni/), che quest’anno ha selezionato tre progetti capaci di esplorare in modo radicale il rapporto tra immagine e suono, tra archivio e sperimentazione. Agustina Salvatori e Leda Di Piro, entrambe appartenenti al collettivo Compagnia Léél, presenteranno il progetto Memorie sensibili / Archivio emotivo, un lavoro incentrato sulla valorizzazione dei materiali amatoriali e di famiglia conservati all’AAMOD. Il progetto intende costruire un archivio “affettivo”, un percorso di montaggio e sonorizzazione che restituisca dignità e intensità alle immagini intime del quotidiano, attraverso un dialogo tra memoria individuale e memoria collettiva. Nel progetto Inquisitio, la regista Gaia Siria Meloni (già vincitrice del Premio Zavattini nel 2023) e il compositore Mattia Valentini indagheranno l’immaginario femminile all’interno dei repertori audiovisivi, per liberarli da sguardi stereotipati e produrre nuove tracce sonore e visive. Il lavoro intende riscrivere le narrazioni legate ai corpi e alle voci delle donne, reinterpretando l’archivio come atto politico di liberazione. Infine, Gianfranco Piazza e Federico Pipia, entrambi palermitani e con un consolidato percorso di collaborazione alle spalle, proporranno un’opera sperimentale in cui il montaggio audiovisivo lavora sulla verticalità, la stratificazione, lo scavo: l’archivio è concepito come una miniera sotterranea, da cui estrarre immagini sepolte, rumori dimenticati, visioni sepolte nel tempo.
Durante l’incontro, Marco Bertozzi, direttore artistico (insieme ad Alina Marazzi) dell’UnArchive Found Footage Fest, ha annunciato le date della quarta edizione del festival, che si terrà dal 26 al 31 maggio 2026 a Roma. Il bando di partecipazione sarà presto disponibile sul sito unarchivefest.it.
Grande attenzione anche per le attività sul territorio romano promosse dalla Fondazione. Matteo Angelici, dell’esecutivo AAMOD, ha presentato l’edizione 2025 de L’Aperossa (https://aamod.it/aperossa/), che dal 15 al 19 e dal 22 al 26 settembre tornerà a “ronzare” nella capitale, accampandosi nel cuore della Garbatella, presso La Villetta Social Lab. L’iniziativa proporrà proiezioni, talk, laboratori, passeggiate urbane, momenti di riflessione collettiva e una programmazione pensata per pubblici diversi. Ospiti come Andrea Segre, Luciana Castellina, Riccardo Noury, Jasmine Trinca, Nicola Fratoianni, Gianrico Carofiglio, Sonia Bergamasco e Vanessa Roghi animeranno una manifestazione che attraversa temi cruciali: dal diritto alla città alla crisi ambientale, dalle lotte operaie al cinema palestinese. Ogni serata si concluderà con una selezione di proiezioni e contenuti d’archivio, in dialogo con i temi del presente.
All’interno dell’incontro è stato anche presentato il volume Quarant’anni e oltre. Storie e prospettive di un archivio audiovisivo (Effigi Edizioni), curato da Letizia Cortini, Luca Ricciardi e Paola Scarnati. Il libro celebra i quarant’anni dell’AAMOD, ripercorrendo le sue tappe principali e aprendo nuove prospettive per il futuro del lavoro d’archivio. Maggiori info al sito: https://www.cpadver-effigi.com/blog/quarant-anni-e-oltre-annali-aamod-25/.
Il presidente Vincenzo Vita ha concluso l’incontro richiamando la visione anticipatrice di Cesare Zavattini, capace di immaginare un futuro in cui i linguaggi si intreccino e l’archivio diventi uno spazio vivo di creazione e dialogo tra le arti.